Storia di un bambino bilingue italiano in Inghilterra

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    storia di un bambino bilingue

    Era l'estate del 2014 quando finalmente iniziammo a prepararci per il trasferimento in Gran Bretagna.
    Dico "finalmente" perché impiegammo più di un anno per trovare le condizioni giuste per cambiare nazione, trasferirci in Inghilterra e lasciare finalmente la Costa Azzurra, dove abbiamo vissuto per 5 anni.

    I due maschietti di casa avevano appena concluso l'anno scolastico, Lorenzo il CE1 (la seconda elementare francese) e Daniele la Grand Section (ultimo anno di materna francese) ed erano pronti a lasciare la scuola francese. Erano bilingue francese-italiano.

    La piccola di casa aveva 3 anni ed era già stata iscritta al primo anno di materna francese, che ovviamente non ha mai iniziato. Lei non era bilingue, non ancora.

    crescere bambini bilingue

    Sapevamo che il cambiamento scolastico sarebbe stato difficile, anche se in discesa.
    Le ricerche fatte sul sistema scolastico inglese mi avevano dato l'idea giusta del tipo di scuola, attenta al bisogno del bambino, al suo ritmo, improntata su esperienze sensoriali e cognitive, dove tutto viene fatto in maniera stimolante e in parte giocosa, per dare il piacere al bambino di imparare. In parte diverso da quello che i miei bambini hanno vissuto nella loro esperienza con la scuola francese.

    Per Paola non ero minimamente preoccupata, sapevo che avrebbe avuto ancora un anno di tempo prima di iniziare la scuola e che, essendo così piccola, per lei sarebbe stata una passeggiata, e così è andata.
    Lei frequenta Reception e a parte qualche carenza di vocabolario, per il resto è a un ottimo livello, nulla da invidiare ai bambini madrelingua.

    Per Lorenzo, il più grande, già in grado di leggere e scrivere in francese, sapevo che sarebbe stata questione di pochi mesi per poi spiccare il volo, decifrare un pò la lingua, farsi l'orecchio e via a parlare inglese e seguire alla grande il ritmo scolastico.

    La difficoltà più grossa è stata data dal salto di classe: dalla seconda elementare lui è stato catapultato in quarta (Y4) per la differenza di calcolo dell'età di inizio scuola (in Italia o in Francia si tiene conto dell'anno di nascita; qui in UK, per farla breve, i bambini di Y4, per esempio, sono quelli che durante l'anno scolastico compiono 9 anni, come spiegato nel post esplicativo sulle scuole in Inghilterra che trovate qui).

    Questo ha fatto sì che una parte del programma scolastico mancasse e stiamo ancora facendo del nostro meglio per colmare le lacune, che sono comunque recuperabili!

    Per Daniele il salto è stato più traumatico.
    Lui dall'ultimo anno di materna è stato messo in Y2 (il suo primo giorno di scuola lo potete leggere qui), saltando fondamentalmente la prima elementare, quella nella quale si impara a leggere, scrivere etc.
    Quindi, per lui non c'era solo un problema di lingua, l'inglese sconosciuto, ma un problema di scrittura e lettura.

    Il mio piccolo di 6 anni si è ritrovato in una classe di coetanei (pronti a compiere 7 anni, lui li compie a fine giugno, per cui è pure uno dei più piccoli!) già in grado di scrivere e leggere (nella scuola inglese imparano a leggere a 4-5 anni, durante il primo anno di scuola chiamato Reception).

    In questa fase il mio supporto è stato essenziale ed i suoi amici e le maestre hanno fatto un lavorone.

    Dico gli "amici" perché sono stati la parte vitale, fondamentale dell'apprendimento della lingua. E' con loro che lui provava a parlare ed era buffo vedere i suoi amichetti all'uscita di scuola pronti a dirmi che Dani aveva detto qualche parola in inglese!

    Il percorso linguistico di Daniele non è stato solo suo, ma è stato condiviso con una classe ed una maestra fantastica, che ha capito tanto di lui, in veramente poco tempo.

    Dani seguiva le lezioni come i suoi coetanei, magari all'inizio non capiva niente, ma piano piano qualcosa assimilava. Il fatto che fosse sempre affiancato da un amico, che aveva il compito di guidarlo e aiutarlo, è stato importantissimo.

    Soltanto in alcuni momenti della giornata "usciva" con degli insegnanti di sostegno, quelle che a scuola hanno il compito importante di aiutare i bambini che hanno delle lacune, sia madrelingua che non. Ed è stato lo stesso per Lorenzo.

    Ma la cosa che Daniele amava di più fare e che ha dato risultati era "uscire" con Thomas.
    Thomas era un bambino di 11 anni di Y6, ultimo anno di scuola primaria in UK, fratello maggiore di una famiglia numerosa e veramente portato per aiutare il prossimo.

    Lui e Dani passavano insieme generalmente gli ultimi 10 o 15 minuti di scuola, dalle 3 alle 3.15, in quei 15 minuti leggevano o lavoravano con determinate schede, parlavano e il mio piccolo Dani si trovava a suo agio con questo bambino ed è da lui che ha imparato tanto.

    Alla fine del suo anno scolastico i risultati sono stati incredibili.
    Come ha detto chiaramente la sua maestra nel "annual report" (la pagella di fine anno), è stato impressionante vedere gli sviluppi delle capacità linguistiche di Dani, entrato in classe senza saper leggere e scrivere e uscitone con un livello nella media dei bambini di Y2.

    Adesso ci guardiamo indietro, tutti insieme e sorridiamo, ma non è stato facile, per niente.

    I momenti di sconforto sono stati tantissimi, sia suoi che miei, come pure i momenti di disagio e di fatica.
    Per lui è stato frustrante non riuscire ad essere come i suoi compagni, per me è stato frustrante non riuscire a fargli apprezzare al 100% tutto il suo lavoro, ogni suo progresso, perché per lui la distanza dai coetanei, grandi lettori, era sempre troppa.

    Era palese che si sentisse diverso.
    Mentre tutti in classe leggevano libri da 100 pagine, di quelli senza immagini e scritti fitti, lui era ancora alla fase prime letture fonetiche in inglese.

    Mentre tutti scrivevano composizioni e facevano l'analisi dei testi, lui seguiva il suo compagno di classe e provava a scrivere poche parole.
    Ve lo immaginate un anno scolastico così?
    Dove devi scalare una montagna immensa ogni giorno e lottare per sentirti come gli altri, sentirti in grado di fare come loro, capire cosa ti dicono e se non capisci arrangiarti?

    E' bellissimo adesso vederlo leggere, sentirlo parlare in inglese con un accento inglese da fare invidia a chiunque (soprattutto a me!) e vederlo a suo agio, ma è stata dura, durissima.

    Questo post è per tutti i genitori che mi hanno scritto, chiedendomi consigli, preoccupati per i loro figli che stanno per affrontare un'esperienza del genere.

    A voi genitori dico che è dura, è un'esperienza che mette alla prova, non solo loro, piccoli eroi, ma noi.
    Perché a noi tocca il compito di supportarli, di incoraggiarli, di abbracciarli nei momenti di sconforto, di non farci trascinare dalla loro disperazione e rimanere sempre positivi, carichi e allegri e fargli sempre notare ogni piccolo grande passo di ogni giorno, standogli accanto.

    Poi arriva il momento in cui spiccano il volo ed allora non li fermi più e ti assale quel senso di soddisfazione e sollievo che rende meno pesante il ricordo di quella fase così difficile. Siate pronti, perché non è difficile solo per loro, ma anche, e soprattutto per noi!

    Quello che resterà e che vi segnerà sarà la resilienza acquista, quella raccontata qui.

    Se volete approfondire ulteriormente l'argomento del bilinguismo, qui trovate tutti gli articoli correlati:


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