Le difficolta' del bilinguismo

A che punto sono i miei figli con il bilinguismo dopo piu' di due anni in Inghilterra? 
A che punto siamo noi adulti?
A che punto siamo con il francese?
A che punto siamo con l'italiano?

Tante volte mi vengono poste queste domande ed oggi provo a trovare il tempo per rispondere ed analizzare alcune difficolta' del bilinguismo. 



BILIGUISMO ED EMOZIONI

Partiamo dal francese, la prima lingua straniera che i miei figli hanno imparato e che ci ha visti immersi nel mondo del biliguismo (io personalmente ho avuto a che fare con il bilinguismo tutta la vita, ne avevo parlato qui).

Lolo', 10 anni e Dada', 8 anni, hanno frequentato la scuola francese
Il primo la materna e la primaria (fino alla seconda), il secondo solo la materna. 
L'esperienza con la scuola francese per loro e' stata forte, intensa e per certi versi molto difficile, soprattutto per Dada'. 
Quando siamo arrivati qui in Inghilterra, un po' per forza di cose, un po' per la voglia di chiudere velocemente la parentesi "Francia", abbiamo abbandonato la lingua francese, troppo presi dall'inglese e dalla voglia di prendere il volo con la nuova lingua (qui avevo raccontato della gestione delle tre lingue dopo pochi mesi dal nostro trasferimento in UK).

I miei figli non davano nessun segnale di voler conservare quella lingua che li aveva in parte fatti soffrire e che faceva ricordare loro momenti probabilmente non troppo sereni. 
Io non volevo sovraccaricarli e volevo aiutarli il piu' possibile nell'apprendimento dell'inglese. 
Il loro cervellino ha cosi' fatto spazio all'inglese, che e' entrato con gioia nella nostra vita, non senza fatica, ma e' amato, non e' sofferto, perche' la scuola non e' sofferta e perche' non si sentono piu' poi cosi' diversi.

A scuola studiano un po' francese, Lolo' continua ad avere un'ottima pronuncia, Dada' sembra aver rimosso tutto. Perche'? 
Perche' una lingua non e' solo un insieme di parole, una lingua e' emozione, e' la cultura del luogo, una lingua e' legata ai ricordi ed al proprio vissuto e probabilmente per Dada' quel vissuto e' stato faticoso. 

La piccola di casa, l'unica nata in Francia dei tre, mi ha chiesto di poter studiare francese "mamma, io sono nata in Francia ma non so il francese, posso andare a fare french a scuola?". 
Cosi' da qualche settimana sta frequentando il corso di francese del lunedi' che fanno nel dopo-scuola, con ottimi risultati. Le piace, sembra essere portata, ha una bella pronuncia e con me si diverte a ripassare la lezione e imparare cose extra. 

Lolo' ogni tanto ci aiuta e Dada' fa finta di niente, ancora restio nell'approcciarsi di nuovo a quella lingua. 
Magari arrivera' in maniera naturale il desiderio di riaprire quella porticina nel loro cervello che ha rinchiuso la lingua francese da una parte. Un giorno, con calma e con voglia!



BILINGUISMO E BAMBINI
 
L'inglese e' entrato prepotentemente nelle nostre vite e sentirli parlare con quell'accento british invidiabile e' motivo di grande soddisfazione.

Sono tutti e tre fluenti, sono tutti e tre bravi a scuola e tutti e tre hanno raggiunto risultati piu' che soddisfacenti, considerando che sono approdati qui sapendo poco o niente d'inglese.  Questo per consolare le mamme in  procinto di espatriare e preoccupate per i risultati scolastici dei loro figli non ancora bilingue.

I bambini sono spugne, i bambini sono uno spettacolo, i bambini imparano facilmente, i bambini si adattano piu' velocemente di noi, senza farsi troppi problemi ed il gioco e' la parte piu' importante in tutto questo processo. Piu' sono felici, piu' giocano, piu' si divertono, piu' la lingua entrera' facilmente dentro di loro.

Le battute spesso le fanno in inglese, le filastrocche divertenti le cantano in inglese imparandole dai loro compagni (quella del momento e' "Jingle bells Batman smells Robin ran away, uncle Billy lost his willy on the motorway hey!" per la traduzione pensateci voi!)
 
Leggono e scrivono in inglese allo stesso livello dei loro compagni, anche se e' normale che ogni tanto si perdano qualche parola o non sappiano esattamente il significato di  nuovi vocaboli, ma quello piano piano si aggiusta e il nostro aiuto e' sempre li', pronto!
La difficolta' per loro e' proprio nell'ampiezza del vocabolario, che sara' per tanti tanti anni inferiore a quella dei madrelingue. In questo la lettura di libri e' uno degli strumenti piu' importanti per colmare la lacuna.

 

BILINGUISMO E FAMIGLIA
 
BabboGe' non ha mai smesso di usare l'inglese per il suo lavoro, lo faceva anche in Francia, ha sempre lavorato per ambienti anglofoni, per lui e' cambiato poco. 
Io fortunatamente ho avuto modo di parlare inglese negli anni in Francia, grazie alle tante amiche straniere che frequentavo. Qui mi sono trovata ad avere a che fare con l'accento, problema che non mi ponevo assolutamente in terra francese. 

Qui sento forte il  peso della mia pronuncia e sto lavorando tanto per correggerla, per smorzare gli errori fonetici con i quali ho imparato l'inglese e il frequentare le mie amiche inglesi mi aiuta tantissimo.

Spesso mi faccio ripetere le parole dai bambini e cerco di imparare da loro, che dire, i ruoli si sono invertiti: loro leggono i libri a me per farmi sentire la pronuncia corretta!

Una cosa che da qualche mese mi infastidisce e' il fatto che i miei figli mi correggano, soprattutto quando lo fanno davanti agli altri. 
Sono permalosa?
Un po' si'.

Spiego spesso ai miei figli quanto siano fortunati nel poter apprendere la lingua nell'ambiente "naturale" quando invece a noi e' toccato impararla a scuola come seconda lingua ed impararla pure sbagliata (ammettiamolo, ci hanno insegnato l'inglese male a scuola in Italia!). 
Allo stesso tempo vorrei non essere presa in giro, ne' tanto meno essere denigrata per il mio accento. 
Ho visto bambini nelle classi dei  miei figli vergognarsi palesemente del modo di parlare dei loro genitori, ho visto figli e genitori non comprendersi, perche' la lingua madre del papa' o della mamma non e' la stessa del figlio. 

Per noi, come famiglia italiana all'estero, e' vitale che i nostri figli parlino la nostra stessa lingua e lo facciano bene. 
Comunicare per noi e' vitale e farlo in italiano e' un obbligo.

L'italiano e' la lingua dei sentimenti, della rabbia, della condivisione, dei litigi, l'italiano e' la lingua del dialogo a tavola, e' la lingua delle coccole, e' la lingua dei nonni, degli zii, e' la nostra lingua e dobbiamo mantenerla. 
Non voglio ritrovarmi un giorno a dover parlare con mio figlio e non capirlo, non capirci. 
L'ho visto accadere a un compagno di classe di uno dei  miei bambini e la cosa mi ha terrorizzata. 
La difficolta' adesso per noi e' mantenere l'italiano e mantenerlo forte, perche' l'inglese spesso ha la meglio. 

"Mamma oggi sono andata up on the rainbow"
"ah, sei andata sull'arcobaleno!"
"yes, perche' ho fatto good sitting"
"ah, che brava, sei stata seduta composta!"
"mamma, un boy ha fatto pushing and hitting ed e' andato sul red"
"o cavoli, un tuo compagno ha spinto e picchiato e l'hanno messo sul rosso?! Oh mamma che brutta cosa! E tu su che colore sei?"
"io mamma faccio lo start da green e resto li'"
"ah, parti dal verde e ci resti, bene dai!"

Questo uno dei tanti dialoghi con la piccola di casa quando rientra da scuola.
Avrebbe la tentazione di parlare solo inglese, ma ci vuole sempre un po' di tempo, pazienza per farla passare all'italiano.
Io non mollo ed il metodo di ripetere, contestualizzare quello che dice nella nostra lingua e' un metodo che funziona.
Piano piano le sue frasi tornano normali, ma ci vuole pazienza. 

Non le dico mai "non parlare in inglese" perche' so che avrebbe un effetto boomerang per lei e potrebbe bloccarla nel parlare, nel raccontare perche' magari quella cosa accaduta a scuola non le esce naturale in italiano.
Semplicemente l'accompagno dolcemente nelle chiacchiere di casa nella nostra lingua, piano piano.
 

Bellissimo il bilinguismo, ma non e' per niente facile, ci vuole tatto, attenzione, costanza e pazienza, tanta pazienza!



MaFa

MammaFarAndAway

9 commenti:

  1. E' bello leggere le vostre esperienze che sono lo specchio delle nostre (io madrelingua in Italia con tre figli nella scuola italiana). Deve ammettere che mi vergogna un bel po' del mio italiano non-perfetto e soprattutto il mio accento British. Anche i miei figli mi correggono!! Per me è anche difficile parlare in inglese della scuola con loro perché mancano i vocaboli esatti sia a me sia a loro - ad esempio, mio figlio è in seconda media e mi dice "mummy, today I got interrogated"!! Not really the same thing at all, ma in qualche modo ce la facciamo!

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    1. Ciao Cat e grazie per il tuo commento, e' bellissimo sapere della tua esperienza "inversa" in terra italiana. Come ti trovi? E' dura qualche volta mantenere la propria lingua, soprattutto quando l'altra diventa dominante, ma in qualche modo ce la facciamo! Sarebbe bellissimo averti ospite per la mia rubrica della scuola raccontata dalle mamme, ti andrebbe di partecipare? Ovviamente potrai scrivere in inglese, magari potrei farti qualche domanda ispirandomi alla mia esperienza qui in UK (oi lo traduco volentieri io per te, non voglio farti lavorare troppo!) Se ti va scrivimi pure a mammafarandaway@gmail.com e ci mettiamo d'accordo! Un caro saluto da una soleggiata Inghilterra (questo autunno ci sta regalando giornate meravigliose!)

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  2. Grandissima Fabiana! Io mi vergogno per il mio livello di inglese sono troppo pigra. Sono migliorata tanto ma non come vorrei . Giada per fortuna non è come me!

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  3. Ma dai che vai bene! Se e' solo l'accento il problema non c'e' da vergognarsene,anzi! Specie a Londra dove di accenti se ne sentono 100 diversi. Io francamente mi concentro e dispero di piu' sugli errori grammaticali, ma per l'accento lascio perdere (se non quando mi esce proprio pesante e allora... ne rido). Mi hanno detto che ho un accento simpatico e penso sarebbe peggio se cercassi di imitare i veri inglesi, sembrerebbe una presa in giro.

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    1. Ciao Clyo, il problema non e' solo l'accento ma spesso la pronuncia errata di certe parole e questo mi mette a disagio perche' posso non essere capita. C'e' da lavorarci e sto facendo del mio meglio! ;)

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  4. Prova di commento. Bellissimo il tuo post

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  5. Finalmente sono riuscita a commentare, evviva!
    Grazie del tuo post, come sempre chiaro ed esaustivo.
    La mia bimba più grande 2G (7anni)procede bene con entrambe le lingue, non mescola quasi mai, ogni tanto solo confonde i costruttivo e se ne esce con un "aspetta per me". Anche io uso la tecnica di ripetere e contestualizzare. A volte è dura e mi sento un'idiota, ma so che è la cosa migliore ;)
    La piccolina 3G (3,5 anni),che ormai ha vissuto più in Australia che in Italia, dopo una lunga giornata passata all'asilo, a casa tende a giocare in inglese e a mescolare le due lingue. Io cerco con calma di ricordarle che a casa si parla italiano e fingo di non capire, però terrò a mente quello che hai scritto, cioè che a volte non sanno come descrivere ciò che hanno vissuto all'asilo in inglese.
    È un duro lavoro ma sono convinta ne valga la pena ;)

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    1. Ciao Mammarch, sono contenta che sei riuscita finalmente a commentare, hiuppy! Mi sa che siamo sulla stessa barca e confermo, non e' sempre facile. Anche io fatico di piu' con la piu' piccola, quella che infondo e' stata di piu' esposta alla lingua. Tengo duro e meno male ogni tanto ci sono le vacanze in Italia cosi' una bella immersione gli fara' proprio bene!
      Un abbraccio

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    2. E siamo sulla stessa barca pure per il lavoro...che il 2017 ci porti fortuna ;) Buon Natale

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