Augurati di star sempre bene

Lo chiamiamo Carlo ormai, da 35 anni è il medico di famiglia dei miei genitori. 
Me lo ricordo quando da bambina arrivava a casa nostra con la sua Fiat Uno per visitarmi quando avevo le mie soliti tonsilliti. 
Veniva negli orari più strani, ma veniva sempre e lo vedevi che ci teneva, che voleva far bene il suo lavoro e la mia mamma gli preparava torte, vasetti di marmellata fatti in casa ed altre delizie per ringraziarlo della sua disponibilità. 

Era giovane, neolaureato e gli abbiamo voluto bene subito. 
Carlo è ancora il medico di famiglia dei miei genitori e un po' anche il mio. Qualche volta capita che lo chiamo per chiedere consiglio e a Natale gli mando gli auguri ed ogni tanto la mia mamma gli porta le foto di me, BabboGer e dei bambini. 

Sono cresciuta con quest'idea e con questo bel esempio di medico di famiglia. 

Idea che ho dovuto subito rimuovere dalla testa in espatrio. 

I primi anni in Irlanda sono stati di rodaggio. 
Ricordo la prima volta, nell'estate 2004, che per un'infezione alle vie urinarie andai in uno degli ospedali di Dublino. 
Ho avuto paura, un po' per la poca dimestichezza con l'inglese nei primi mesi e un po' per il non conoscere le procedure.

Quella paura non ci ha fatto desistere dal far nascere i nostri primi due figli a Dublino. 
Il trucco è stato informarsi, chiedere consiglio agli amici, ascoltare altre esperienze e prendere le decisioni più sicure per la gravidanza e per il parto e scegliere le strutture giuste alle quali appoggiarsi. 
Ebbi la fortunata d'essere seguita da una ginecologa italiana e da un bravissimo ginecologo irlandese con anni ed anni di esperienza e scegliemmo uno degli ospedali di Dublino con il miglior reparto maternità. 

Ammetto che un certo "shock" c'era ad ogni visita, per la diversità con cui le cose venivano fatte rispetto al sistema italiano lasciato da poco: niente controllo della toxoplasmosi e niente esami del sangue in gravidanza (se non uno iniziale dove l'infermiera nemmeno mi disinfettò il braccio prima di inserire l'ago). Non mi fermerò a raccontare come andarano i travagli ed i due parti a Dublino perché per quello ci vorrebbe un altro post.

L'ospdedale di Dublino nel quale sono nati i miei primi due figli.
Lo shock più grande iniziò però in fase di visite pediatriche per i bambini. 
A parte un'ostetrica che veniva a casa all'inizio a controllare il bebè, in Irlanda i bambini non vengono visitati dal pediatra. 
Il pediatra è una figura specialistica, ci finisci solo se ci sono determinati problemi con il bambino, un po' come succede in altre nazioni. 
Per il resto ci pensa il medico di famiglia, chiamato GP. 
E così da giovane neo-mamma mi ritrovai a portare il mio bebè di 6 mesi dal GP, con febbre alta. 
Senza pensarci troppo mi rifilò l'antibiotico. 
Così, in maniera direi "facile". 
Fortunatamente in quegli anni avevo il supporto incredibile della zia di BabboGer, una bravissima pediatra che telefonicamente mi aiutava con le diagnosi.  
Quella volta non ci voleva l'antibiotico, era la sesta malattia e doveva fare il suo decorso. 
Grazie al cielo non glielo diedi subito perché altrimenti, con il comparire dei bollicini, non avremmo saputo se fosse stata una reazione all'antibiotico o un'altra malattia. 
Questo solo per farvi un'esempio di casi in cui non mi sono fidata di questi medici, sempre diversi poi, sempre un po' frettolosi nelle diagnosi e certe volte poco esperti delle problematiche dell'età  pediatrica. 
Come famiglia ci eravamo registrati in un Medical Centre e lì, quando andavi, capitavi con chi c'era. La relazione come con Carlo sapevo che non si sarebbe mai instaurata. 

Siamo sopravvissuti agli anni a Dublino con due bebè, fortunatamente con attenzione ed "aiuto da casa" ci siamo saltati fuori. 

Ci siamo poi trasferiti in Francia ed abbiamo affrontato il sistema sanitario francese, ottimo per certi aspetti, anche se dipendente dalla bravura del medico stesso, ovviamente. 
Dopo un primo anno tragico con un medico di famiglia che rifilava antibiotici come fossero caramelle e che ad ogni colpo di tosse faceva fare radiografie ai miei figli, sono finalmente riuscita a trovare una bravissima pediatra in Costa Azzurra, in un paesino sulle colline chiamato Vence e lei è diventata un po' come il nostro "Carlo".

Lei è stata la salvezza dopo un inverno di malanni per Lori, dovuti al cambiamento di clima, all'inquinamento dell'aria della zona in cui abitavamo e all'inizio di attacchi d'asma. Asma sparita poi con la crescita. 


Lei è stata la dolcezza, la premura e l'attenzione per i suoi piccoli pazienti e sono stata felice d'aver avuto lei accanto per i miei tre figli piccoli negli anni in Francia.
Anche in questo caso il parlare con le mamme del posto mi ha aiutato a capire quali fossero i bravi medici e non ho mai esitato a consigliarla ad altre amiche che sono tutt'ora felicissime d'averla trovata. 

Gestire la relazione con il medico di base in una lingua diversa dalla propria è sempre un'esperienza "interessante", diciamo che ti mette a dura prova. 
Ci sono terminologie che a malapena conosciamo nella nostra di lingua, figuriamoci in un'altra. 
Ci vogliono ricerche, ci vuole tempo da spendere nel leggere, informarsi. 
Ricordo i miei fogliettini con i vocaboli in francese nella mia borsetta e quelli in inglese a Dublino e tutt'ora qui in Inghilterra

Sapevamo che il sistema sanitario nazionale inglese non era per niente il top, ma quando ci siamo trasferiti qui eravamo consapevoli (e sollevati!) del fatto che la fase "difficile" dei malanni dei bambini piccoli era quasi passata. 

Il cambiamento climatico dalla trafficata Antibes alla tranquilla cittadina di provincia immersa nel verde a sud di Londra ha avuto i suoi benefici ed il fatto che i miei figli si coprano di meno e stiano molto di più all'aria aperta ha avuto un impatto positivissimo sul loro sistema immunitario. 

Ci siamo iscritti come famiglia a un Medical Centre, che abbiamo cambiato dopo circa un anno e adesso ci accingiamo a cambiare di nuovo. 
Qui non è che scegli un medico di base, qui scegli un Centro Medico, poi quando chiami per l'appuntamento capiti con il medico che è libero. Quelli con più esperienza non li becchi mai, devi prenotare mesi prima.  

Io che avevo ancora il sogno di avere un medico di famiglia che imparasse a conoscerci mi sbagliavo. Non sarà mai così. 

La prima di casa ad aver provato il medico di famiglia inglese è stata Paola, che dopo un paio di giorni di febbre e tosse è stata vista dal medico. 
Tre minuti di visita a dir poco, un'occhiata alla gola, un'ascoltatina veloce veloce ai polmoni e via, antibiotico per 8 giorni.
Ho aspettato un giorno titubante, ancora in shock per la leggerezza della visita, comparata poi a quelle a cui eravamo abituati dalla nosta pediatra in Francia, poi la febbre è sparita, la bambina è stata meglio e l'antibiotico è rimasto chiuso. Era un virus.

Ho portato Dani per una verruca al piede e senza nemmeno guardarla mi sono sentita dire "la verruca è solo una cosa estetica" e sono stata mandata in farmacia a chiedere al farmacista. 
Alla fine ho risolto da sola comprando il prodotto più potente in commercio e la verruca è sparita. 

Ho avuto l'adrenalinica esperienza di ammalarmi pure io e dover andare dal medico in stato febbricitante, perché mica fanno come Carlo che veniva a casa a visitarmi. 
Un controllo veloce alla gola, controllo della pressione "signora prenda questi per 5 giorni" e mi lascia una ricetta medica. 
Passo in farmacia e torno a casa con questa scatolina di compresse di penicellina. Penicellina? 
Ma non mi ha nemmeno detto cosa avevo? 
Sento il marito di mia cognata, che è medico, mi consiglia di aspettare ancora un giorno per vedere se la febbre mi passa, magari è un virus più lungo del solito. 
E sì, fortunatamente la febbre mi passa, mi sale l'incazzatura e mi ritengo fortunata d'essere stata sempre molto riflessiva sul da farsi per il mio corpo, senza mai prendere sottogamba la situazione ovviamente e capendo quanto sia importante la differenza tra virus e batterio.

Queste esperienze mi hanno fatto cadere sotto le scarpe la fiducia per questi medici che via via incontro nei medical centre, ho sempre paura delle loro diagnosi veloci, precoci e dell'"antibiotico facile".

Stiamo per cambiare casa e quartiere e di conseguenza cambieremo Medical Centre. 
Di questo, nel quale stiamo per registrarci, ho sentito cose positive e sono qui con le dita incrociate con la speranza di trovare anche solo un "mezzo Carlo".

In questi primi tre anni in UK abbiamo avuto anche esperienze positive, soprattutte al prontosoccorso, dove ci siamo recati nelle situazioni più nere. 
Lì abbiamo trovato ottimi pediatri, attenti e premurosi e molto professionali.

Basta leggere le news inglesi per capire che il sistema sanitario nazionale è al collasso, non ci sono sufficienti medici ed i GP (General Practitioner, medico di base) sono allo sbando. 

Quando hai la fortuna di ottenere un'appuntamento, questo è di 10  minuti massimo, se hai due problemi devi prendere due appuntamenti. 

Se il problema che uno ha è da "specialista" spesso diventa difficile ottenere il cosìddetto "referral", cioè la richiesta d'essere visti da uno specialista e l'unica soluzione rimane l'assicurazione privata, che però in certi casi non ti rimborsa se vai dallo specialista senza "referral". 
Ci sono casi in cui sembra "un cane che si morde la coda" e non si vede soluzione. 

Una nota positiva va al dentista. 
Qui abbiamo trovato "un Carlo" che ormai conosce i miei bambini, li visita ogni 6 mesi per il controllo di routine, risponde a tutte le domande che gli facciamo con piacere e ormai conosce i bimbi per nome. Lui collabora con un'igienista dentale dalle mani d'ora e l'igiene è ai massimi livelli. 
Siamo stati fortunati, credo.

Il post di oggi è stato ispirato dalla mia ultima chiamata al medical centre per Dani, che da 48 ore ha la febbre e vorrei farlo visitare. 
La segretaria mi ha detto che non hanno posto e che se voglio posso andare per il "sit and wait". 
Non sapevo se ridere o piangere. 
"Sit and Wait" sta per "siediti e aspetta" e significa che dovrei andare con mio figlio con la febbre a un determinato orario e aspettare che un medico abbia un buco, seduti per fortuna! 
Potrebbe volerci mezz'ora come un paio d'ore e lui non mi reggerebbe ed in più sarebbe circondato da gente, magari più malata di lui, per ore. 
Sto cercando il piano B e probabilmente sarà un medico di base privato ma con disponibilità immediata.

Se dovessero chiedermi qual'è l'aspetto peggiore della vita in Inghilterra risponderei sicuramente il sistema sanitario. I  medici bravi non mancano, anzi, ci sono ospedali inglesi che sono l'eccellenza nel mondo, il casino è arrivarci a certi medici, il casino è passare quella barriera pressapochista dei medici di base e l'importante è avere assolutamente un'assicurazione sanitaria privata.  

Per il resto io continuo a sognare Carlo, che so che non troverò mai più e rimarrà uno dei miei bei ricordi da bambina. 
Grazie Carlo. 


MaFa

MammaFarAndAway

2 commenti:

  1. Anche io avevo il mio Carlo che ancora c'è e mi visita se sono a casa dei mie, anche se non sono più sotto di lui. Pensa che mia madre ha cominciato con suo padre e poi è passata al figlio!
    Comunque bello sto post mi ha fatto ricordare un sacco di aneddoti in questi anni da girovaga!

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    1. Quanto mi piacerebbe Ele trovare un Carlo pure qui! che fatica!

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