18 Maggio 2004

Una decisione presa in fretta, il mese prima, senza pensarci troppo, perché ero una che non perdeva tempo (a dire il vero non sono cambiata!) e l'essere istintiva faceva e fa parte della mia natura.
Una sola telefonata fatta alla persona giusta in grado di darmi le dritte giuste sulla capitale irlandese ed anche un po' di carica, che in quel momento non guastava di certo!
Dopo due voli,  Bergamo - Londra e poi Londra - Dublino, con un valigione blu carico delle mie cose essenziali, sono arrivata a Dublino. 
Ricordo ancora la mia attesa infinita a Luton, chiusa nel bagno a piangere per un disguido con il bagaglio, per quel chilo di troppo, per quel senso di solitudine e di paura che infondo mi portavo dietro. La decisione di partire non era stata presa a cuor leggero.

Nello zaino il mio diario, quello che conservo gelosamente nella scatola dei ricordi, nel quale sono appuntate le emozioni di quell'inizio, un inizio che non avrei mai pensato mi avrebbe portata dove sono ora e con chi sono ora!


La mia vita da quasi ventiseienne aveva bisogno di uno scossone, la realtà italiana non mi soddisfaceva e la mia situazione sentimentale era giunta al bivio dopo qualche anno di relazione, quel punto in cui o evolvi o ti lasci. 
Ha prevalso la seconda. Con la partenza ho lasciato la mia vita a Parma e con lei pure il fidanzato del tempo.
Portavo con me una laurea fresca in Economia del Turismo, la voglia di mettermi in gioco, di trovare un lavoro interessante (cosa che sembrava impossibile in Italia con il mio inglese scadente!) e tante porte sbattute in faccia perché "troppo giovane", "con poca esperienza", poche conoscenze.



Non riuscivo ad accettare quella situazione, avevo bisogno di adrenalina, di cambiamento, di novità.
L'aver vissuto gli anni dell'Università fuori sede, ad Assisi, mi aveva fatto scoprire il piacere di vivere da sola, lontano da casa, con i suoi pro ed i suoi contro ed i suoi immensi stimoli e sfide.


Un'esperienza all'estero era tra i miei sogni, per migliorare il mio inglese scolastico, per fare nuove esperienze, conoscere gente nuova e in tutto questo Dublino, la piccola capitale europea, faceva al caso mio. 

Non mi sbagliavo.

Mi sono sentita subito a mio agio tra le vie piene di vita di quella città, mi sono subito orientata e mi sono lanciata alla ricerca di una stanza. 

Non ero la sola a cercar casa, la concorrenza era spietata, prezzi assurdi, case schifose e la paura di non trovare niente di decente! Erano gli anni del "Boom" per Dublino!

I miei appunti nei giorni di ricerca casa a Dublino
In concomitanza c'era la ricerca del lavoro ed il sentirmi persa con l'inglese.

Non capivo niente, ma niente di niente!

Nonostante le gita scolastiche in Inghilterra con la classe delle superiori, nonostante gli esami d'inglese all'università, faticavo a capire quella lingua unita all'accento strano irlandese. 

Ce l'ho messa tutta, ho tirato fuori la mia faccia tosta e mi sono lanciata con l'inglese, parlando, facendo errori ma facendomi capire in qualche modo e dopo aver trovato una stanza in condivisione con una ragazza spagnola ed altri tre "flatmates" è arrivato anche il lavoro come cameriera in un ristorante del centro.

Tante figuracce, tante  risate con i nuovi amici incontrati in fretta nella "super friendly Dublin".

Quello è stato solo l'inizio del cambiamento. 

Ho sfidato il destino, ho rischiato, ho pianto per quello che lasciavo, senza sapere di quanto avrei gioito per quello che avrei trovato. 

Mi capita spesso di rileggere quelle pagine del mio diario, scritte nelle panchine di St Stephen Green o davanti al cappuccino gigante del Busyfeet & Coco Cafe', il mio bar preferito di Dublino, seduta al tavolino vicino alla finestra sola soletta.
Dublino, il luogo in cui ho imparato a stare bene con me stessa, da sola, arrivando pure a passare ore in un bar, seduta da sola, davanti a un cappuccino alle 3 del pomeriggio!

Oggi penso a quando qualcuno mi ha detto che sono stata fortunata guardando a quello che ho adesso, alla famiglia che ho. 
Non credo sia stata fortuna, credo sia stato coraggio, audacia. 
Quel coraggio di provarci, di lanciarsi, di rischiare e di aprirsi al mondo, a nuove conoscenze, e nessuno mi aveva detto che tra quelle nuove conoscenze ci sarebbe stato lui, il "mio Lui".
Il destino non fa tutto da solo, un aiutino bisogna darglielo!



Oggi penso ai nostri figli, a quando saranno loro a partire, a rischiare, a prendere in mano la loro vita da soli.
Avranno una mamma e un babbo che saranno più carichi di loro, che li appoggeranno e che capiranno al 100% cosa vuol dire "avventura" e di quanto l'esperienza di vita da solo all'estero possa dare in termini di resilienza e maturità.
Ho ancora qualche anno prima che tutto ciò abbia inizio.

Mi godo i miei ricordi, mi rileggo emozionandomi quelle pagine, sorrido con mio marito ripensando a quei primi mesi insieme, racconto aneddoti ai miei figli che li fanno sorridere e penso a tutta la strada fatta e tutta quella che ancora abbiamo davanti insieme. 

Abbiamo osato, sempre, aggrappandoci ai nostri valori di umiltà, gratitudine e pazienza e vedere quello che abbiamo messo insieme è incredibile.

Quel 18 maggio pensavo che sarei tornata a casa dopo qualche settimana, massimo qualche mese. 
A casa non ci sono più tornata e l'espatrio è parte integrante dell'essere quella che sono e non credo potrei mai farne a meno. 

6 comments

  1. Non è coraggio Fabiana, è ENORME coraggio..e tu lo hai avuto. E ora raccogli i frutti di tanto coraggio. Posso solo immaginare quanto sia stato difficile, ma non mi sembra tu abbia mollato..bella l'idea del diario per i piccoli...quasi quasi te la rubo! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Miriam, nelle pagine di quel diario ogni giorno era un "piangere" "piangere", e' stata durissimi, me lo ricordo bene. Ma si dice che dopo il buio c'e' la luce...io cercavo quella luce!
      Il solo dubbio del diario ora e' "in che lingua lo scriviamo mamma?" ....la lingua dei sentimenti! ;)
      bacio

      Elimina
  2. E pensare che quella scelta ti ha portato dove sei ora. L'avresti mai pensato?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo penso sempre, sono un'accanita sostenitre che ogni singolo passo ci porta in una determinata strada, e piu' mi guardo indietro e piu' penso a tanti piccoli passi che ho fatto con un po' di sofferenza e paura e che mi hanno portato dove sono!

      Elimina
  3. Anche io credo che al destino una spintarella bisogna darla, bisogna avere il coraggio di scelte controcorrente, di seguire l'istinto, di non uniformarsi alla massa, ai desideri che gli altri hanno per te, a quello che la cultura a volte ci impone.
    Una storia diversa la mia, ma analoga alla tua. Se non avessi fatto determinate scelte, istintive, fuori dal buon senso comune, non avrei incontrato il Navigante, non avremmo avuto la vita che abbiamo adesso.
    Forse sarei stata comunque felice, nessuno lo può dire, ma ora come ora non posso che essere soddisfatta di che piega ho fatto prendere alla mia vita.

    PS: più giovane, più rilassata, forse più magra, ma il sorriso magnetico e solare non è cambiato :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sicuramente piu' magra, sicuramente piu' rilassata ah ah! Grazie per i tuoi commenti...sempre lunghi, belli e profondi! bacio

      Elimina