Di dove sei?

Quando mi chiamavano "la francese" mi infuriavo. 
Ero piccola, ma difendevo con unghie e denti il mio status di "nata all'estero da genitori italiani" e ricordo che spesso mi sono trovata a spiegare ai miei coetanei il perche', nonostante fossi nata in Francia, io fossi italiana. 
Una questione di sangue, dicevo, una questione di origini, la stessa che spiego ai miei figli nati all'estero. 

Ed a testa alta aggiungevo pure d'essere un po' sarda, portandomi dietro un po' di fierezza paterna
Nonostante sia cresciuta in provincia di Parma, le radici la' non le ho mai messe profonde e non so bene perche'. Appena ho potuto sono "scappata" per vedere altro, per provare altro, per esplorare, per capire inconsciamente se magari in un altro luogo potevo starci meglio. 
Finche' ero in Italia la frase "di dove sei?" non era necessaria, la mia "R moscia" e il mio accento erano innegabilmente parmigiani anche se mi e' sempre piaciuto raccontare un pezzetto della mia storia e delle mie origini. 

Adesso se mi chiedono "Where are you from?" mi basta un semplice "Italian". 
Se il mio interlocutore e' un appasionato di cultura italiana e cibo italiano allora posso citare il Parmesan Cheese o il Parma Ham per dare una collocazione geografica al luogo in cui vive la mia famiglia, risparmiando  tutta la storia delle origini e radici e citando il fatto che da 12 anni vivo all'estero.
Se pero' e' un italiano in terra inglese a chiedermi "di dove sei?", li' faccio un po' fatica e non sono la sola. 

Ero intenta ad aiutare nello stand dei lavoretti creativi, assegnato ai genitori della classe della piccola Popa, durante il Christmas Fair (la festa di Natale) nella scuola dei bambini. BabboGe' era appena tornato dal giro di perlustrazione intorno alla scuola alla ricerca di Lolo' e Dada', ormai troppo grandicelli per stare con noi. 
Stavamo parlando in italiano, proprio di quei due, di come stanno cambiando, di come la loro voglia di indipendenza si faccia sentire e... una voce ci ha interrotto con un bel "ciao, di dove siete?". 
Siamo rimasti un attimo spiazzati, tutti e due, ci siamo guardati, senza dirci niente, ci siamo capiti e la risposta e' stata unanime "mh, non lo sappiamo di preciso, e' una storia lunga". 
Ed e' cosi', non sappiamo piu' di dove siamo e dire solo "italiani" non basta piu' e forse non ci identifica nemmeno piu' completamente al 100%. 
Da dove veniamo noi cinque? 

Siamo una famiglia in continuo divenire, partita da un punto speciale come Dublino per un gioco magico del destino ed arrivata con varie peripezie qui in Inghilterra. Per strada siamo cambiati, siamo evoluti, ci siamo criticati, ci siamo modellati, siamo cresciuti.

Di dove sono non lo so piu' e questo ammetto che mi destabilizza.
Non abbiamo un posto preciso in cui tornare in Italia, non abbiamo una casa o un posto fisico nel cuore in Italia in cui sappiamo che magari un giorno torneremo
Per noi l'Italia sono i nonni, gli zii e quei pochi amici rimasti sopravvissuti alla difficolta' delle relazioni a distanza.
Non ho radici fondamentalmente, se non quelle affettive di cui avevo parlato tempo fa in questo post

Questi miei pensieri silenziosamente arrivano ai bambini che ultimamente hanno chiesto "perche' siamo italiani?" e qualche volta hanno detto "siamo un po' inglesi!".

Se la vita all'estero ha forgiato il nostro carattere e ci ha fatto cambiare, per loro l'effetto e' ancora piu' forte, loro che all'estero ci stanno crescendo, stanno frequentando la scuola e sono immersi ancora piu' di noi nella cultura. 
I  miei figli sono un "mix" di tanto, di tutto, di troppo

Nei nostri rientri in Italia li vedo stupiti quanto me delle palesi differenze che si percepiscono 
"mamma, ma qui le code non le fanno?
"mamma, ma non si fermano alle strisce?"
"mamma che spettacolo, tutti i biscotti che piacciono a noi al supermercato!"
"mamma, perche' mi chiedono tutti se ho freddo in maniche corte?
"mamma, suonano tanto il clacson delle macchine qui!
"mamma, e' bellissimo stare dai nonni!" e potrei andare avanti, ma magari faro' scrivere un post ai miei figli su cosa e come percepiscono i nostri viaggi in Italia. 

Li vedo come dei piccoli cittadini del mondo, che assorbono usi e costumi intorno a loro e, considerando che vivono in un ambiente multietnico, non vi dico tutto quello che imparano (nella loro scuola sono state contate 37 lingue diverse parlate dagli alunni!).

Guardando questa situazione da un'altra prospettiva riesco a vedere un forte senso di liberta', quella liberta' che infondo ci permetterebbe di spostarci di nuovo, di cambiare ancora, di non essere vincolati a nessun luogo. 
Riesco a vedere un'apertura mentale, una voglia costante di mettere in discussione la mia stessa cultura d'origine tenendone stretti a me i lati migliori, condividendoli con i miei figli e facendo scivolare via quelli che mi stavano scomodi e modellandomi addosso quelli di altre culture.

Sento questa vita un continuo divenire e se mi incontrate per strada, vi prego, non chiedetemi  "di dove sei?" perche' ancora non lo so!  

MaFa

MammaFarAndAway

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