Primo giorno di scuola in Inghilterra

"Com'è andata Dani?" 
"Bene"

"Sono stati gentili con te?" ""

"Era buono il tuo lunch box?" ""

"Ti è piaciuto fare sport?" ""

"Di mattina avete colorato, scritto o giocato con i numeri?" " "... non mi ricordo, io voglio andare a giocare in giardino"

Lui è così. 

Dani, 6 anni, è di poche parole e io devo fare un training su che tipo di domande fare per capire com'è andata la sua prima giornata nella nuova scuola, nella nuova città, nella nuova nazione, con la nuova lingua. 

Le domande dirette non servono, mi sa che devo girarci intorno per far uscire qualche impressione sul suo primo giorno di scuola qui in Inghilterra.

Sono rimasta tutto il giorno con il pensiero a lui, questa volta la pulizia totale della casa non è servita come "anti-stress".

Ho accompagnato il mio "piccolo lord" (definizione di una mia cara amica!) nella sua uniforme, con il suo zainetto e il suo lunch box a scuola, con la scorta dei suoi fratelli Paola e Lorenzo che erano emozionati quanto lui (per la situazione scolastica di Lorenzo vi rimando a questo post)



E' stato il primo ad entrare nella classe, eccezionalmente alle 8.30 (l'orario d'ingresso in classe è alle 8.40). 

La sua è' la classe dei Bats (pipistrelli) di Year 2 (più o meno la prima elementare italiana, anche se qui in Year 2 i bambini sanno già leggere e scrivere).

La maestra ha voluto dargli il tempo di sistemarsi, fargli vedere dove appendere le sue cose, mostragli il suo posto a sedere in un gruppo di tavolini di 5.

Qui nella scuola inglese lavorano a gruppi, non c'è il singolo banco rivolto verso la maestra.

Nel suo posto c'era una bella lavagna con la scritta "benvenuto! welcome! hello!" accompagnata da una faccina con il sorriso.

La maestra gli parlava con calma ma Daniele non capiva, mi ha cercato con gli occhi come per dire "che dice questa, mamma?".

Mi hanno chiesto di aiutarlo a spiegargli il significato di tante piccole immagini plastificate e legate a loro a ventaglio che lui potrà tenere in tasca, per comunicare con la maestra all'inizio senza dover usare troppe parole. 
La maestra ha lo stesso ventaglio d'immagini che userà durante la giornata per indicare le attività che si stanno per fare o solo per comunicare con Daniele.

Insomma erano pronte ad accoglierlo, nel modo migliore, direi, per farlo sentire a suo agio ed aiutarlo.



I sorrisi non sono mancati, sia a lui che a me, perché forse sanno che anche per le mamme il primo giorno di scuola è un giorno particolare, soprattutto se il bambino viene "lanciato" in un mondo in cui la lingua parlata è sconosciuta, o quasi!

La scuola di per sé è bellissima, in mezzo al verde, con un prato infinito e un bosco con il canale a poche centinaia di metri (in queste foto si vede solo la parte dell'ingresso, ma il prato si estende dietro l'edificio fino al bosco).




Ci sono gli scoiattoli. 

Ecco! Degli scoiattoli mi ha raccontato convinto che quello dello scuola è lo stesso che passa nel nostro giardino quasi tutte le mattine alle 8. Forse è davvero così o forse è una bella coincidenza che lo fa sentire un po' a casa.


Un altro strumento che Dani potrà usare è una piccola macchina fotografica con la quale potrà immortalare certe attività e poi "tradurle" a casa con noi o semplicemente rivederle. 
Non ho ben capito se ci daranno la memory card o se ci manderanno tutto per email. Staremo a vedere.
Qui la comunicazione via mail è lo strumento più utilizzato dalla scuola per comunicare con la famiglia
Ogni giorno arrivano mail dalla scuola per info generali o per comunicazioni dalla maestra.

Sto entrando piano piano in questo sistema e mi piace. Tutto è molto organizzato,  i ruoli son ben definiti e l'atmosfera rilassata.

La giornata è stata intensa per tutti:
per Dani credo sia stata infinita, in mezzo a tutti quei bambini dalle facce nuove, quella maestra che parla una lingua che lui non capisce e quell'ambiente, bello, ma comunque sconosciuto. 
Per Lori e Paola, che si sono annoiati senza Dani e che sono stati particolarmente rompiballe noiosi.
Per me che facevo il conto alla rovescia aspettando di rivedere quel suo faccino serio e timido.
Per BabboGer che dall'ufficio aspettava miei aggiornamenti.

Non c'è stata la frase "non ci voglio più andare", a cui mi ero abituato negli anni di scuola materna in Francia e trovo questo un ottimo segno.

Domani è un altro giorno!