Il senso di colpa dell'espatriato che si fa sentire

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    Siamo in quel periodo dell'anno in cui noi espatriati riceviamo la fatidica domanda "Tornerete in Italia per Natale?".

    Se vivi all'estero come noi capirai benissimo di cosa parlo.
    Sembra che venga dato quasi per scontato che chi vive all'estero rientri nel suo paese di origine per il periodo natalizio.

    Noi, famiglia italiana nata e cresciuta all'estero, abbiamo deciso di non rientrare in Italia per Natale e non è la prima volta che prendiamo questa decisione. Passeremo il Natale a casa nostra, per svariati motivi.

    Il decidere di non rientrare porta con sé, inevitabilmente, alcune riflessioni sul senso di colpa dell'espatriato.


    Che cos'è il senso di colpa dell'espatriato?

    In inglese viene chiamato Expat Guilt ed è un termine molto usato (ne avevo parlato in una delle mie newsletter) che indica il sentimento di aver fatto qualcosa di sbagliato o di aver fallito in un dovere. Questo sentimento, rispecchiato nella vita dell'espatriato, può pesare come un macigno.

    La scelta dell'espatrio, del crescere i propri figli all'estero e del vivere in una nazione differente da quella da cui proveniamo, ha un impatto non indifferente sulla famiglia d'origine che spesso può provare sentimenti di abbandono, tristezza, in alcuni casi di rabbia, che possono sfociare in conflitti non risolti così come può accadere con gli amici, quelli stretti con cui ci sentiamo molto legati.

    Parlare del fatto che non passeremo il Natale in Italia con le nostre famiglie fa risvegliare un po' questo senso di colpa anche in noi, è quasi una cosa naturale.

    Dopo quasi 20 anni di vita all'estero il mio senso di colpa è scemato e non è più forte come lo era quando i miei bimbi erano piccoli, per esempio.

    Ricordo quanto mi sentivo in colpa quando i miei figli erano piccolissimi e stavano crescendo lontano dai nonni, dagli affetti più stretti, perché i nonni si perdevano le loro fasi di crescita più significative.

    La nostra vita è un continuo percorso di crescita e lo è quella di noi espatriati soprattutto perché dobbiamo affrontare di petto questi sentimenti relativi alla distanza, al distacco con chi abbiamo lasciato a casa ed imparare a gestirli e tenerli a bada.

    Alla domanda "Rientrate per Natale in Italia?" qualche volta abbiamo risposto di sì, qualche volta di no.
    Se rispondiamo sì, che torneremo per le feste in Italia, ci sentiamo quasi apprezzati, come se fossimo delle brave persone per questo!

    Se rispondiamo no, la situazione si complica.

    Sembra quasi che l'interlocutore resti deluso e ci veda come degli ingrati per aver deciso di non fare le feste con le nostre famiglie. Spesso sono i parenti stessi, i genitori stessi, che alimentano questo senso di colpa e questo sentimento, rendendo tutto più complesso e difficile.

    Devo dire che ho la fortuna di avere genitori che non ci fanno pesare troppo la nostra scelta di vita all'estero, ma è innegabile che soffrano e che gli dispiaccia che non rientriamo per le feste, soprattutto per i nipotini.

    Ci ritroviamo quindi a dover spesso spiegare la nostra decisione di non rientrare per le feste natalizie, andando quasi a giustificare il nostro bisogno di stare a casa nostra.
    Perché, ecco, soprattutto quando vivi in una nazione che per te è casa, dove tutta la famiglia si sente a casa, sembra quasi che sia impossibile che vogliamo rinunciare al Natale in patria!

    Dobbiamo quindi spiegarlo soprattutto perché non tutti capiscono o accettano che casa può essere un luogo diverso da quello da cui provieni.

    Natale è un periodo particolare, soprattutto per la nostra cultura, lo sappiamo bene. Sentiamo ovviamente il desiderio di passarlo con le nostre famiglie, di ritrovarci intorno a quei tavoli carichi di cibo e di affetto, ma non sempre è possibile, per lo meno non per tutti.

    Ci sono motivazioni che non sempre vengano capite o percepite, forse dipende anche dal modo in cui la vita all'estero viene vista da chi rimane in Italia.

    Ci sono tanti preconcetti che ruotano intorno all'idea di vita da italiani all'estero: spesso la gente crede che sia tutto è rose e fiori, che sia semplice, che tutti si facciano un sacco di soldi (non è così!), che abbiamo vita agiata e viaggiamo sempre con facilità, come se rientrare in Italia non ci costasse nulla in termini monetari o di fatica e sacrificio.

    Organizzare un rientro in Italia richiede tanta pianificazione, tanti soldi, tempo, energia e la capacità di gestire lo stress del rientro.

    Ho ricordi ben chiari dei Natali passati in Italia quando i bimbi erano piccoli, impegnativi, che si ammalavano e contagiavano tutti, con le difficoltà annesse a dover gestire bambini malati fuori da casa propria.

    Considera anche che noi facciamo parte della categoria di famiglie italiane che sono nate e cresciute all'estero: io e mio marito non abbiamo una casa nostra in Italia, per cui quando torniamo in Italia siamo sempre ospiti di qualcuno e, nonostante la buona volontà di chi ci ospita, siamo in cinque, siamo tanti, siamo ingombranti e rumorosi e qualche volta difficili da gestire per chi non è abituato ad avere gente per casa.

    Questa è una delle prime giustificazioni del non rientrare e va a placare lentamente quel senso di colpa che ogni tanto si fa sentire, quella vocina che dice "Fabiana non rientri, non passi il tempo con i tuoi famigliari, sei una cattiva persona, non li ami a sufficienza". Quello lì è il senso di colpa dell'espatriato che fa capolino, che si fa sentire ed ha un impatto su di me, su di noi.

    Mi fermo a riflettere su questo expat guilt-senso di colpa dell'espatriato, parlandone anche tanto con mio marito, per fortuna, ed è evidente quanto io lo senta più forte di quanto non lo senta lui.

    Non so se ci sia una questione di genetica e se davvero il senso di colpa dell'espatriato è sentito di più dalle donne.

    Magari perché siamo cresciute in un modo in cui ci veniva insegnato a stare attente a non ferire gli altri, ad andare d'accordo con tutti e al prendersi cura degli altri.

    Per esempio, sono spesso io quella responsabile del tenere i contatti con le famiglie e gli amici, molto di più di quanto non faccia mio marito e questo non è per fargliene una colpa, ma è un cosa che avviene in maniera naturale.

    Sono spesso io quella che si fa in 4 per mantenere vive le relazioni con amici e parenti rimasti in Italia e mi sembra quasi che più passa il tempo e più diventa complesso e difficile.

    Questo senso di colpa via via si fa sentire, fortunatamente dopo tanti anni di vita all'estero riesco a gestirlo e non mi faccio travolgere, ma sono consapevole che magari non per tutti è così e non tutti hanno ancora gli strumenti giusto per affrontarlo (se ti va di parlarne con calma, in profondità e ti senti pronto/a ad intraprendere un percorso di Mentoring con me, ti invito a prenotare una chiamata conoscitiva gratuita per conoscerci e poterti illustrare il mio servizio di expat mentoring).


    Cosa fare quindi per affrontare il senso di colpa dell'espatriato?

    Qui cerco di elencarti le cose da fare, e che faccio io, e che trovo particolarmente utili, soprattutto nel periodo delle feste:


    1- Fare del proprio meglio per mantenere i contatti per Natale

    Cerco di organizzare tombolate online e video chiamata, insomma faccio di tutto per tenere i contatti vivi con i parenti e con gli amici. In questo modo il senso di colpa va a scemare ed è un modo per dimostrare che ci teniamo e che nonostante la distanza ci fa piacere passare del tempo insieme.


    2- Goderci la nostra nazione ospitante

    Quando decidiamo di rimanere qui in Inghilterra per Natale non stiamo in casa a piangerci addosso e guardare con malinconia cosa ci siamo persi, ma cerchiamo di vedere il bello di quello che ci circonda.

    Ne approfittiamo per fare attività tipiche natalizie oppure per incontrare amici che magari nei mesi passati non siamo riusciti a vedere perché troppo impegnati.
    Sicuramente il non rientrare per le feste o, per esempio, per le vacanze estive, ha i suoi pro e contro.

    Tra i pro c'è l'agevolazione dell'integrazione: i nostri figli, in primis, si troveranno a poter interagire con i loro amici anche in momenti diversi da quelli scolastici o delle attività sportive, godendo di attimi condivisi con loro in contesti nuovi e diversi sentendosi ancora più parte di questa società.


    3- Essere gentile con me stessa

    Non voglio mettermi sotto pressione e tengo a bada il sentimento del senso di colpa senza pensare troppo a chi c'è rimasto male per il nostro non rientrare e a cosa penseranno gli altri di noi.

    Cerco di essere comprensiva con me stessa e accettare il fatto che anche io avevo bisogno di rallentare. Usciamo tutti da momenti stressanti al lavoro e abbiamo bisogno di dedicarci a noi stessi, che vuol dire anche poter stare a casa nostra e goderci dei momenti di dolce far niente e riposo.


    4- Prendersi cura di se stessi

    Capisco quanto siano importanti i momenti passati con le famiglie in Italia ma ci siamo anche noi, con i nostri bisogni e i nostri sentimenti.

    Se abbiamo valutato che il rientrare sarebbe stato troppo stressante allora è stato giusto così, rallentare e concedersi del tempo "calmo", cosa che quando rientriamo in Italia non accade. Tutto risulta complesso e stressante e i sacrifici che ci sono dietro non sempre sono tollerabili (energia, soldi, fatica, pazienza).


    5- Pensare al motivo per cui non siamo rientrati

    Faccio un respiro profondo e penso che non siamo rientrati perché l'idea del viaggio sotto le feste mi metteva ansia, perché la spesa sarebbe stata eccessiva, perché il rischio di ammalarci e far ammalare qualcun'altro era troppo alto, perché sarebbe stata una corsa contro il tempo per vedere tutti, perché avremmo dovuto sicuramente discutere con il noleggiatore dell'automobile che avrebbe cercato di fregarci, perché gli scioperi che stanno mettendo in crisi questo paese sarebbero stati proprio sotto le feste.

    Cerchiamo di guardare al positivo: sono rimasta qui per dedicare del tempo di qualità alla mia famiglia, per poter godere del tempo lento per noi 5, ne sentiamo davvero il bisogno.
    Cerco di essere positiva e focalizzarmi sul bello.
    Infondo è una questione di mindset, di mentalità. Più guardi al bello, più quel bello sembra ancora più bello.

    Ci è capitato qualche volta di pensare a quanto ci piacerebbe passare il natale al caldo o in un luogo alternativo e il senso di colpa era lì in agguato!
    Il primo pensiero è stato inconsciamente "ma come lo diciamo alle nostre famiglie che non rientriamo ma che andiamo dall'altra parte del mondo a fare le feste a New York o ai Caraibi?".

    Ecco, non ci è ancora successo, ma probabilmente accadrà a breve e con gli stessi consigli che ho appena dato a voi affronterò la scelta nel miglior modo possibile!

    Non sentiamoci in colpa se decidiamo di mettere davanti a tutto i nostri bisogni di famiglia stretta e di individui singoli.

    Quest'anno passeremo il Natale in Inghilterra (mentre scrivo uno dei miei figli è stato colpito da una brutta influenza, per cui iniziamo alla grande!) e faremo del nostro meglio per vivere serenamente i nostri giorni di vacanza a casa mettendo a tacere il senso di colpa dell'espatriato.

    In uno dei miei episodi del Far And Away Podcast ho parlato del senso di colpa dell'espatriato proprio nel periodo particolare del Natale.

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