Retroscena di una gita in bicicletta con bambini

Ho fatto la professionale e vi ho raccontato della meravigliosa New Forest.
Credo sia giusto dare spazio anche alle nostre disavventure, quelle che tanti altri genitori affrontano quando viaggiano con i bambini o quando fanno semplicemente una gita fuori porta. 

Quelle che magari non vengono raccontate perché è meglio far vedere che fa "figo" viaggiare con i bambini in tutto relax!  
Quelle che magari ti dimentichi riguardando le foto spettacolari e ripensando ai luoghi visitati.
 
Abbiamo la tendenza ad impugnare la macchina fotografica nei momenti migliori, quelli in cui la luce ci rende più belli, magari ci mettiamo pure in posa, quelli in cui siamo felici e spensierati, ma non è tutto lì, non è tutto dietro a quegli scatti, c'è molto di più.

Ritengo che uno dei miei punti forti dell'essere mamma viaggiatrice sia l'autoironia e l'autocritica, due caratteristiche che mi permettono di sopravvivere alle "piccole tragedie" in viaggio e mi aiutano a crescere e cambiare nel mio modo di fare. 
L'essere genitore è un viaggio in tutti i sensi!


Abbiamo approfittato della sveglia mattutina dei nostri figli per caricare le loro biciclette in macchina, riempire gli zaini di tutto quello che non deve mancare: acqua, snack, frutta, salviettine umide, fazzoletti, kit primo soccorso - vuoi non piantarci una botta in bicicletta ed aver bisogno di un cerotto? - e sacchetti di plastica mille usi - dalle vomitate in automobile, ai bisognini in luoghi impensati, alla spazzatura non nei paraggi!

Un'ora e mezza di automobile era il tempo di viaggio e già per questo uno dei tre ha iniziato a brontolare. 
Abbiamo prontamente ricordato che ci siamo fatti anche 10 ore filate in automobile per andare dai nonni in Italia. 
Ce l'ho fatta, 1 - 0 per mamma e la brontolata è stata messa a tacere!
Si parte!

Arriviamo a destinazione sani e salvi, gasati, con una bella energia e voglia di pedalare. 
Prendiamo le bici a noleggio per me e BabboGè, lui è l'incaricato di trainare Popa con il tubo chiamato "tag-a-long".

 
Il tipo del noleggio ci spiega velocemente i diversi percorsi. Noi avevamo pensato di fare quello pianeggiante, sul vecchio tracciato dei binari ferroviari, ma poi lui ci cita il percorso del Santuario dei Cervi, nella natura più selvaggia, con paesaggi da favola, quello più caratteristico e gettonato, ma con un pò di pendenze. 
Noi, come se fossimo ciclisti professionisti, ci facciamo vedere entusiasti e optiamo per quello, cosa vuoi che siano un pò di pendenze?

Cosa???

Ci inoltriamo nel sentiero, tra alberi, silenzio, pace, io che godo dei respiri a pieni polmoni e cerco l'armonia corpo-spirito-natura. 
"Mammaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, fermatiiiiiiii, ho un sasso nella scarpa"
Primo pit-stop per sassolino. 
Tutta la "carovana" si ferma.

Ripartiamo, respiro di nuovo, canto pure una canzoncina nella mia testa e mi guardo intorno nella speranza di incrociare qualche animale. 
"Mammaaaaaaaaaaaaa, fermatiiiiiiiiiii, mi pizzica il casco".
Sicuro che con queste grida gli animali si fanno vedere.
Secondo pit-stop per prurito. 
Tutta la "carovana" si ferma.

Ripartiamo, sorrido sempre, finchè non vedo la salita. 
Non eccessiva, io riesco a farla con la marcia più bassa, ma dietro sento "Mammaaaaaaaaaaa, fermatiiiiii, non ce la faccio".
Terzo pit-stop per aspettare Lolò, Dadà e pure BabboGè che con i 18 kg a traino non ha retto la salita, ed era solo la prima! 
Chilometri percorsi? Uno!

 
Approfittiamo del terzo pit-stop per dissetare tutti e fare il grosso errore della giornata: affermare con entusiasmo "forza ragazzi, che dopo ci fermiamo a mangiare al pub". 
Devi pure gasarli in qualche modo no? 
Noi, esperti di picnic, per una volta pensiamo di concederci un pranzo alternativo, in un pub tipico della New Forest.

Che ideona

Peccato che mettere in testa ai bambini hamburger, patatine magari pure il gelato, ha avuto un effetto "scassamento", pedalata dopo pedalata: "quando arriviamo al pub?" "ci siamo quasi al pub?" "quando manca al pub?" "è dopo questa salita il pub?". 

Il percorso continua, gli tappo la bocca con un pò d'uva e nel frattempo controllo la mappa che mi è stata data dal noleggio di bici. Manca tanto, ancora tanto, ma meglio non farlo troppo presente. 

Dopo la salita troviamo finalmente la discesa, bella lunga finalmente, magari è la volta buona che facciamo un pò di chilometri senza fatica. 
Bimbi che gridano di gioia, felici d'andare a tutta velocità, io che da dietro li metto in allerta che il sentiero è di sassi, non si sa mai - oh mamma rompiscatole
BabboGè dà il "buon esempio" lanciandosi a tutta velocità dietro di loro, con dietro la piccola Popa aggrappata salda al manubrio che grida, ma non di gioia. 
Grida perché i sassi che le ruote della bici di BabboGè schiacciano a tutta velocità schizzano dietro e lei è proprio lì, attaccata dietro a lui, nel bello e pratico tag-a-long.
La discesa non era infinita, menomale, se no avrei ritrovato mia figlia sfigurata dai sassi. 
Quarto pit-stop per capire se le abbiamo rovinato il viso. 

Ripartiamo consapevoli che il pub è ancora lontano. Imbocchiamo un altro sentiero, questa volta asfaltato, meravigliosamente in mezzo alla foresta, pedalata facile, un falso piano e siamo nella parte in discesa. 
Ci guardiamo io e BabboGè e mentre i bambini sono felici in sella alle loro bici senza fatica, io e lui sappiamo che poi ci tocca il ritorno. 
Il pub all'orizzonte non si vede.

Ci fermiamo per capire meglio la mappa, poco chiara direi. Per il bene della famiglia decidiamo di tornare indietro, verso uno dei punti informazioni incontrati in precedenza accanto a un grande parcheggio. 
Ma la fame chiama e quando i miei figli hanno fame non c'è niente che li fa calmare, se non il cibo. 
Quinto pit-stop per finire tutte le riserve di cibo: 5 mele, uva e i "fingers" al cioccolato. Ci accostiamo in un campo, non lontano da dove stanno pascolando liberi i cavalli. Cominciamo a sgranocchiare le mele e qualcuno si avvicina. Uno dei cavalli ci ha puntato.

I bambini, un pò fifoni devo ammetterlo, si inquietano un attimo. Io faccio la tosta e gli spiego che i cavalli sono buoni, sono gentili, che non bisogna avere paura e resto lì seduta. 
Per poco. 
Il cavallo si avvicina, è evidente che punta il nostro cibo, c'è poco da fare. 
Ingoiamo velocemente, ci alziamo, prendiamo le bici ed il cavallo è sempre più vicino. Lolò ha in mano la sua mela, quella vuole, è evidente. Prendo la mela e la lancio lontano. Il cavallo va via e se la va a mangiare.
 
Che ridere! 
Ci rendiamo conto che siamo gli unici ad essere in un pascolo a consumare cibarie. 
Ne ho conferma poi nella successiva tappa al bagno del punto informazione dove intravedo e immortalo questo cartello. 


Ripercorriamo la strada in salita questa volta, spingiamo le bici sotto il sole cocente (sì, non ci crederete ma è stata una delle giornate piu' calde in UK delle ultime primavere!).  
Ci scappa qualche lacrima di fatica per i bimbi e pure una di quelle frasi che non vorresti mai sentire da genitore viaggiatore "io in gita con voi non ci vengo più".
Sdrammatizziamo, ci ridiamo sù, ma sembra avere l'effetto contrario. Il nervoso mi sale, la calma se ne va via ed il momento di sclero materno arriva forte e chiaro in mezzo al bosco. 

Ci siamo ridiretti verso la cittadina di Burley, luogo di partenza
Ultimo tratto infinito
Per farli distrarre ho insegnato loro ad andare in bici tenendoci per mano. 
Ho cantato tutte le canzoni del mio repertorio restando senza fiato. 
Ho consolato bimbi affamati
Negli ultimi due chilometri abbiamo avuto un cambio bloccato, con conseguente caduta di Lolò nel fango - perché ovvio che se lungo tutto il percorso i campi sono asciutti, il bambino cade nell'unico punto fangoso! - e una catena uscita dalla corona - a quella ci pensa  BabboGe'!

Pedalata infinita, che ci ha sfinito fisicamente ed anche psicologicamente. 
Alle 2.30 eravamo seduti al pub, con un mal di sedere da urlo, le facce rosse come peperoni per il sole, il caldo e la fatica ed una fame da urlo. 
E' stato uno dei pranzi migliori mai fatti in UK - sarà stata la fame?

I sorrisi sono tornati e la fase "dai in fondo ci siamo divertiti" è iniziata. 

I nostri viaggi sono così, un pò emozionanti, un pò drammatici certe volte e sempre molto passionali, vissuti con anima e corpo e sentiti nel profondo come esperienza di famiglia, come crescita del rapporto genitore-figlio e anche del rapporto marito-moglie, perché diciamocelo, senza intesa tra mamma e babbo in certe situazioni ci saremmo azzannati nel mezzo del bosco, avremmo lasciato i bambini a dormire coi cervi o a pascolare con i cavalli cattivi e avremmo chiesto il divorzio una volta rientrati a casa!

P.S.: il prossimo viaggio è già in fase di programmazione e non vediamo l'ora! 

- Quello che non ti uccide ti fortifica -  
 

MaFa

MammaFarAndAway

7 commenti:

  1. Grazie. Perché nell'ultimo ponte lungo il "la prossima volta ce ne andiamo in viaggio solo io e papà" è uscito non so quante volte! Noi niente pedalate, ma un on the road un pochino troppo tirato per tutti e tre i nanetti, stanchi morti dopo 4 giorni senza sosta.
    E quindi grazie, perché sapere che non solo i miei diventano insopportabili in viaggio mi fa ben sperare!!

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    1. Ele ti capisco benissimo! Certe volte forse dobbiamo rallentare, adattarci di piu' al loro ritmo, senza pretendere di vedere tutto e in poco tempo. ;)

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  2. Che bello questo racconto mi ci ritrovo tutto. È vero che nelle foto si inquadra sempre a destra del sacco di pattume rovesciato e non si condivide mai una "...giornata di merda in campagna" ma sempre "...a wonderful day in the country" (noi no però. Vero?)
    La cosa straordinaria è che la vostra scorrazzata domenicale in bici è la versione micro del nostro periplo sulla Carretera Austral, cambiano solo le dimensioni: figli più grandi, strada più lunga ma identiche dinamiche. Mamma che scoppia, bambini esausti, meta lontana e mai raggiunta, papà che rimonta catene... e soprattutto la vile complicità dei genitori che nascondono la vera verità su quanto ancora la meta sia lontana. Ad ogni:" Manca tanto?" Se fossimo onesti diremmo :"Sì!" e invece cominciamo a cantare Vasco e Ligabue a squarciagola.
    Tanta fatica e il premio di arrivare a sera per raccontarsi l'impresa appena passata come una cosa epica.
    Viaggiare con i figli è idilliaco solo il 20% delle volte, loro sono bambini e noi non siamo abituati a viverci insieme tante ore consecutive. L'unica chiave perché sia un successo è davvero, come dici tu, l'autoironia, sapersi prendersi in giro e mai troppo sul serio e soprattutto anche se al Pub non ci arrivi...
    Giordano dei 4aZonZo

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    1. Ciao Giordano e grazie di questo meraviglioso commento. Hai centrato il punto e sorrido immaginandovi in uno dei posti piu' belli del mondo con i vostri figli. Sono stata in ARgentina nel 2001, quando ancora non sapevo cosa mi avrebbe riservato la vita incontrando mio marito. Luogo meraviglioso e non vedo l'ora di ritornarci con la mia famiglia. Viva l'auroironia, sempre!
      Sono contenta di avervi scoperto per caso, mi sa che abbiamo tante cose in comune! A presto
      Fabiana

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  3. Meno male che siete riusciti a mantenere la calma! Però tutto è bene quel che finisce...al pub!

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  4. ahahahahah come ti capisco!! Mi ci ritrovo in pieno sorpattutto sugli scleri in viaggio e i ma chi me l'ha fatto fare.. cose tranquille noi mai!!! ahahahah
    Alla fine però è quello che da la carica per ripartire e divertirsi insieme la prossima gita :D
    Bellissimo il tuo blog!!

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    1. Ciao Alessandra, bello averti da queste parti!
      Nonostante le disavventure non ci siamo mai abbattuti e la spinta giusta non ci manca mai! ;) Bello non essere i soli!!
      A presto!

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