Quattro anni di Inghilterra in un post

Ci succede spesso di fermarci a pensare a quanto il tempo ci sembra scorra troppo velocemente da quando viviamo qui. 
C'è chi dice che sia perchè stiamo bene e perchè siamo impegnati, su questo non c'è dubbio. 
Si avvicina la data del quarto anniversario del nostro arrivo in Inghilterra e dell'inizio della nostra vita di famiglia qui.

Quattro anni intensi, in cui sono successe un sacco di cose da quando abbiamo abbandonato la nostra vita in Francia.

Quella vita, in quella parte di mondo, non ci piaceva, non riuscivamo ad essere felici al 100% e non riuscivamo ad apprezzare quella cultura che troppo stonava con il nostro modo d'essere ed il modo in cui volevamo crescere i nostri bambini. 
I disagi quotidiani, le incazzature continue per la maleducazione di certa gente, la difficoltà di guidare per strada senza innervosirsi, il rischiare la vita ad ogni striscia pedolane, il sentirci tanto, troppo stranieri, le poche alternative lavorative per mio marito e la brutta esperienza con la scuola pubblica francese ci hanno spinto, giorno dopo giorno, a decidere cosa fare della nostra vita e chiederci se la Costa Azzurra fosse davvero il posto in cui volevamo crescere i nostri figli e la risposta naturale è stata "no". 
Ma da quel "no" al riuscire ad andare via è passato tanto tempo, ci sono state porte in faccia da affrontare e c'è voluta tanta pazienza e determinazione.

Il momento del cambiamento  è arrivato dopo avere fatto delle analisi scrupolose su diverse nazioni: il Canada, gli Stati Uniti (California per l'esattezza), l'Australia e il Regno Unito.

Ricordo le serate infinite a ricercare informazioni sul costo della vita, il sistema scolastico, il sistema sanitario, la qualità della vita, pro e contro di ogni nazione in lizza. Alla fine ha vinto la voglia di restare in Europa ed ha vinto in particolare l'Inghilterra (del Brexit a quel tempo non si sapeva nulla!).

Da lì la ricerca del lavoro per BabboGer durata parecchi mesi e poi la fase di esplorazione, quella che ci ha permesso di visualizzare meglio il nostro sogno, capire in che tipo di zona volevamo vivere tuffandoci per qualche giorno in quella realtà, senza mai smettere di raccogliere informazioni (questo il post della nostra esplorazione in UK del 2014).

Quattro anni fa, a quest'ora, eravamo pronti a lasciare la casa in affitto ad Antibes, eravamo sommersi di scatoloni in stanze vuote ed intenti a preparare psicologicamente i nostri figli al cambiamento


La "vita del campeggio" i giorni prima dell'arrivo del camion del trasloco

Loro tre, con le loro diverse sensibilità, avevano capito che era giunto il momento di cambiare, di lasciare quella vita e ricordo come fosse ieri l'entusiasmo con il quale li gasavo, gli raccontavo di tutte le cose belle che avremmo fatto, del posto bello che ci aspettava, era il modo migliore per farli entusiasmare al cambiamento facendo sì che la paura non prendesse il sopravvento.

Loro tre, i bambini di casa, hanno reagito bene al casino del trasloco, nonostante il nostro stress del fare tutto da soli e la fatica immane (questo il post della fase in cui si stava lasciando la Francia).

Era il 19 Agosto 2014, la piccola Paola con i suoi tre anni aveva ancora i piccoli codini biondi riccioli, Daniele, 6 anni compiuti da poco, nei suoi momenti di silenzio aveva dubbi e perplessità che gli frullavano in testa e poi Lorenzo con i suoi 8 anni ed il suo accento forte francese, si diceva contento di quell'avventura. 


Viaggio verso Londra

E' stato il nostro viaggio speciale, quello che dall'aeroporto di Bologna a Londra ci ha portato ad iniziare una nuova vita qui, con le nostre paure e la giusta dose di adrenalina,  quella che aiuta sempre nell'ambientarsi in situazioni nuove. 
La nostra arma vincente è il fare tutto insieme, affrontare passo dopo passo le difficoltà in cinque, parlandone, ridendo e piangendoci su, facendo partecipi i bambini di ogni fase perché credo che questo sia il modo giusto per noi per farli abituare al cambiamento e fargli realizzare a pieno quello che accade. 
Sono venuti con noi a cercare casa, sono stati con noi durante il trasloco, sono venuti con noi negli uffici per le iscrizioni scolastiche e sono venuti con noi a vedere le scuole e ad esplorare quella che sarebbe diventata la nostra città. Niente gli è stato nascosto, tutto è stato vissuto in maniera consapevole.

Eravamo spaventati e preoccupati, non siamo supereroi, ma sicuramente l'unione e la pazienza hanno giocato a nostro favore nella fase casinosa della ricerca casa

Una casa in affitto che è stata la nostra casa per ben tre anni e che da qualche mese abbiamo lasciato per trasferirci finalmente in una casa nostra al 100%.

Un lavoro per BabboGer che gli ha permesso di farci venire qui, ma che sapevamo non sarebbe stato per sempre. 

Uno dei motivi per cui abbiamo scelto di far "orbitare" la nostra vita intorno a Londra è stata la possibilità di poter accedere alle stimolanti offerte lavorative di una realtà dinamica, meritocratica, aperta come Londra, ma con il prezzo da pagare del "commuting" (cioè del viaggio quotidiano tra casa e posto di lavoro).

E' stato chiaro fin da subito che noi, come famiglia, non volevamo stare a Londra, avevamo bisogno di una dimensione più  piccola, in mezzo al verde, di una realtà più "provinciale", di un luogo in cui potersi integrare con gli inglesi e non solo con gli immigrati come noi.

In questi quattro anni siamo riusciti, passo dopo passo, a costruirci il nostro mondo, quello che chiamiamo "casa".

C'è voluta pazienza, per legare con gli inglesi e scoprire belle amicizie.

C'è voluta curiosità, per scoprire nuove tradizioni e farle in parte nostra.

C'è voluto coraggio, per affrontare tutte le situazioni nuove che ci siamo trovati davanti.

C'è voluto amore, per supportare i nostri figli nei momenti difficili della prima fase di inserimento a scuola


Primo giorno di scuola per Lorenzo, in una scuola primaria diversa da quella di Daniele, come avevo raccontato qui.

C'è voluta determinazione per BabboGer nella sua ricerca di un nuovo lavoro dopo la fase di assestamento.

C'è voluta l'unione, per superare le difficoltà e lo stress dei momenti del trasloco, della ricerca casa e della fase di assestamento in un nuovo luogo (Unito è uno degli aggettivi che ho usato per descrivere l'espatrio per me in questo post).

C'è voluta organizzazione, per sistemarci nella nuova casa in affitto all'inizio e per il nostro recente trasloco in casa nuova, per affrontare la nuova burocrazia, per svolgere tutte le pratiche relative alla nuova vita qui. 

C'è voluto adattamento, per ambientarci nella nuova cultura, capirla e rispettarla, sempre.

C'è stata paura, di non farcela, di venire sommersi dalle emozioni, c'è stata paura per il Brexit e il nostro futuro, c'è stata paura per gli attentati che hanno colpito questo paese.

C'è stata fatica, una fatica immane nel costruirci pezzo dopo pezzo quello che abbiamo raggiunto, dove niente ci è stato regalato e tutto è stato sudato.

Non è finita ovviamente, sappiamo bene che ci sono altre sfide ad attenderci, se no sarebbe troppo bello!

Spesso ci viene chiesto: "come faremo con il Brexit?".
Per adesso stiamo con i piedi per terra e le orecchie aperte, in attesa di iniziare a compilare tutta la documentazione che ci verrà richiesta. 
Come indicato dal sito ufficiale del governo britannico: "The rights of EU citizens and their families living in the UK will not change until 1 January 2021" cioè i diritti dei cittadini europei e delle loro famiglie che vivono in UK non cambieranno fino al 1 Gennaio 2021, che è la data della fine del periodo di implementazione delle nuove direttive per i cittadini europei. 
Da qui ad allora dovremo fare richiesta per il cosiddetto "Settled Status", appena raggiungeremo i 5 anni consecutivi di residenza in UK (faremo il "pre-settled status" prima dei 5 anni di residenza) e questo ci permetterà di continuare a vivere qui con gli stessi diritti di accedere ai servizi pubblici che abbiamo adesso (scuola, servizi sanitari, pensione etc.).

Questa la situazione dal punto di vista burocratico, per il momento, ma le cose potrebbero cambiare. 


Dal punto di vista emotivo e della nostra quotidianità, per noi non è cambiato nulla: BabboGer continua a ricevere offerte di lavoro (il suo curriculum dice chiaramente "italiano"), gli amici inglesi continuano a volerci bene come prima, noi ed i nostri figli non hanno mai subito nessuna discriminazione, anzi siamo visti come un risorsa considerando il contributo positivo che portiamo nella comunità e a scuola, abbiamo comprato casa senza paura e con gli stessi trattamenti degli inglesi.

Abbiamo provato a capire le motivazioni di coloro che hanno votato per il Brexit, non è stato facile, ma sicuramente la campagna "pro-Brexit" fatta di dati in parte fasulli e poca chiarezza non ha aiutato. 





Mi è stato chiesto"Come si fa a fare un salto nel vuoto così (cambiare completamente vita, luogo dove vivere, casa, amici)?" e in parte ho risposto in precedenza. 
Quello che ci ha aiutato è stata la convinzione di andare in contro a un futuro migliore e la spinta giusta ce l'ha data l'insoddisfazione che avevamo per la nostra vita in Francia. E' stata una sorta di "fuga programmata". 
Il salto nel vuoto è ovviamente più complesso e doloroso per chi lascia un "porto sicuro" ed una "comfort zone" di anni e anni, con radici profonde e solide. Per noi non era quello il caso e tutto è stato più semplice. Volevamo cambiare completamente vita, volevamo cambiare luogo in cui vivere e non avevamo una casa nostra da lasciare con le lacrime, e gli amici... quelli veri restano anche se vai lontano e la possibilità di farne di nuovi è stimolante per me.



Mi è stato chiesto"Qual'è il segreto per integrarsi?". 
Non so se ci sia un segreto, è sicuramente una cosa molto personale, dipende molto dal carattere che uno ha e dalle circostanze. 
Io sono una persona molto socievole, solare, disponibile ma allo stesso tempo pacata, non invadente, lascio il tempo al prossimo di conoscermi ed a me stessa di conoscere gli altri. Sono anche  molto selettiva e preferisco la qualità alla quantità.
Un consiglio che posso dare a chi vuole integrarsi con gli inglesi è di non dare per scontato nulla e modellare il proprio modo di fare, non cambiare se stesse ovviamente, ma capire le regole sociali di questa popolazione e rispettarle, farle un po' vostre. Non essere saccenti e credere che le regole ed i modi di fare con i quali siamo cresciuti siano per forza i migliori, perchè l'"umiltà culturale" aiuta in qualunque situazione, come avevo raccontato in questo post.
Personalmente ho trovato essenziale ed illuminante la lettura di un libro scritto dall'antropologa inglese Kate Fox "Watching the English", un best seller che consiglio a chiunque voglia trasferirsi qui. 



Vengono svelate le regole "non scritte" di questa cultura e per me è stata una delle letture più affascinanti e utili mai fatta. 





Mi è stato chiesto: "Cosa consiglieresti dalla tua esperienza a chi è indeciso e pensa però sempre di trasferirsi a Londra? Serve grande spirito di sacrificio e molta convinzione?"

Quello che consiglio è di partire preparati e con competenze forti, un profilo LinkedIn in inglese aggiornato e accattivante, un buon curriculum in mano e un buon cuscinetto monetario di anticipo. Consiglio di fare delle ricerche accurate per capire se il proprio settore di competenza richiede figure professionali con determinate caratteristiche.
Londra è una giungla, Londra è carissima, la concorrenza è spietata e bisogna stare al passo con i tempi. Consiglio di migliorare il proprio inglese, o per lo meno impegnarsi per renderlo più fluente e lasciare da parte le lamentele per tutto quello che è diverso (basta con la storia del bidè che non c'è o con la storia che il cibo non è come quello italiano, proviamo a guardare al bello che c'è!).
Ci vuole spirito di sacrificio ed umiltà, indubbiamente, e la capacità di accettare qualche porta in faccia e sapersi rialzare, quella che chiamano "resilienza" risulta utilissima nella vita all'estero.







Mi è stato chiesto: "Tornerete mai in Italia?". 

Se la risposta qualche anno fa, negli anni di espatrio in Irlanda ed in Francia, poteva essere "Sì, magari un giorno!", adesso la risposta è sempre un secco "No".
Siamo cambiati troppo, non riusciremo più a vivere in Italia. 
Ci sono troppe cose della nostra quotidianità alle quali non riusciremo mai a rinunciare, dalla banalità del fare le code, alla fluidità della burocrazia, dalle opportunità lavorative  alla meritocrazia forte, dal sistema scolastico che adoriamo (nonostante gli aspetti negativi) all'apertura mentale, dalla multiculturalità e integrazione, alla quale noi ed nostri figli siamo esposti ogni giorno, al senso civico, il rispetto delle leggi e la tolleranza nel quale siamo immersi.



Qualcuno ci prende in giro dicendo che siamo diventati un po' inglesi. 

Non so se sia questo, ma indubbiamente l'aver vissuto certe esperienze di espatrio ci ha fatto cambiare, ci ha mutato in qualcosa che non ci definisce più solo italiani, qualcosa che non è facile da spiegare a chi non ha mai vissuto l'esperienza di vita fuori dai  propri confini nazionali e dalla propria comfort zone.

MaFa

MammaFarAndAway

2 commenti:

  1. Ti seguo dai tempi della Costa Azzurra.Ho sempre voluto cambiare paese,vuoi per non avere alla fine radici da nessuna parte, vuoi per i viaggi fatti che ti aprono la mente e ti fanno capire tanto.L'Inghilterra è il mio sogno, spero realizzabile in futuro, nel frattempo cerco, mi informo, studio. Ho la fortuna di avere un parente vicino Londra,con lui fin da piccola ho apprezzato gli inglesi e rispettato il loro modo di vivere, diverso ma non peggiore rispetto al nostro. Sto già informandomi per l'università in Uk delle mie ragazze, loro sono motivatissime e sperano di riuscire bene, nel frattempo ti leggo, rido ( perchè sei estremamente piacevole e simpatica nei tuoi racconti) e sogno.

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    1. Grazie Francesca per il tuo messaggio e un grande in bocca al lupo alle tue ragazze!!!

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