Il cambiamento per i bambini

Quando le foto, il planisfero e le stampe vengono tolte dai muri e avvolte nella carta a pallini e' fatta e una strana malinconia mi avvolge. 

So che ci faremo in quattro per riattaccare il piu' in fretta possibile le nostre cose alle pareti delle nuova casa che non sappiamo ancora dove e come sara'. 


Siamo al cartone numero 13 - porta male? - ed e' solo l'inizio.


Io e BabboGe' siamo al settimo trasloco in 10 anni ed e' incredibile come la roba sia "lievitata" - ovvio direi visto che nel 2004 eravamo in 2 ed oggi siamo in 5! - nonostante il nostro ottimo lavoro di "butta via/vendi/regala" fatto nei mesi scorsi!

In tutto questo trambusto i bambini ci stanno sorprendendo.

Ci affiancano, si rendono utili e vogliono assolutamente essere coinvolti.


Sono tre, di tre eta' diverse, con tre caratteri completamente diversi ed in modo diverso stanno reagendo a questo cambiamento attraversando le diverse fasi.


La prima fase e' stata quella dell'esplorazione.

L'estate scorsa li abbiamo portati ad esplorare Londra, l'Inghilterra del Sud e il Surrey a bordo di un camper a noleggio, una bella avventura direi!
E' stato durante quella vacanza che abbiamo testato il terreno facendo domande del tipo "vi piacerebbe venire a vivere qui?".

Popa, ancora troppo piccola, non ha espresso troppo il suo parere. 

Dada' ci ha detto "Si mi piace, veniamo a vivere qui in camper?".

Lolo', il piu' grande e forse il piu' riflessivo ha detto "Bello qui, sono tutti gentili con i bambini, ma io a scuola non capiro' niente!".

Gli abbiamo fatto notare tutte le cose positive di UK per noi: le piste ciclabili, gli spazi verdi, la cortesia della gente, Legoland, i bambini ovunque, le mega librerie, le casette a due piani con il giardino, senza accennargli delle possibilita' lavorative, della burocrazia snella e del rispetto delle regole, argomenti per loro ancora sconosciuti!


La seconda fase e' stata quella del prendere consapevolezza, dopo avergli comunicato che BabboGe' cambiera' lavoro e andremo a vivere a Londra.

Popa, con la sua spontaneita' ha detto "Andiamo a legoland?!". Con i suoi 3 anni si adatta in fretta, le basta avere intorno il suo BabboGe' e la sua mamma e i suoi fratelloni ed e' fatta!

Dada' l'ha presa peggio, piangendo un po' e disperandosi talmente tanto che, dopo diversi approcci, sono riuscita a farmi dire il perche' : "Io mamma nella scuola dove parlano inglese non ci voglio andare perche' non capiro' niente, la maestra urlera' e mi sgridera' perche' io non capiro'!".

Non ci vuole molto ad immaginare come sia stato trattato da alcune maestre qui in Francia e la sua paura e' comprensibile, spero e prego che capiti con maestre pazienti e comprensive.

Lolo' l'ha presa abbastanza bene, la voglia di scoperta che lo caratterizza lo aiuta in questo, anche se un po' di paura ce l'ha pure lui per il discorso "scuola".

Non sanno cosa li aspetta, perche' a parte aver visto una parte di Londra ed essere stati a Legoland, non hanno visivamente presente cosa vuole dire vivere in UK.

Ed ecco la fase tre, quella della visualizzazione dell'ignoto.

Noi adulti, per primi, possiamo aver paura di quello che non conosciamo. 
Quanti di noi non compiono certi passi perche' bloccati, immobilizzati dalla paura del "nuovo" del "non conosciuto" preferendo rimanere aggrappati a quelle sicurezze che "il conosciuto" ti da'.

I bambini sono come noi. 

I bambini sono dei piccoli adulti sensibili che hanno bisogno d'essere rassicurati e sono pieni di domande che esigono risposte.


"Mamma ma quando andremo a Londra chi saranno i nostri nonni?" (Dada')

"Mamma a Londra mi pitturi il letto rosa?" (Popa)

"Mamma nella scuola a Londra io prendero' tutti zero perche' non capiro' niente, come faccio?" (Lolo')

"BabboGe' ma perche' al posto di portare tutti questi cartoni a Londra non li portiamo in Italia che li' parlano tutti italiano?" (Dada')

"A Londra vivremo in un camper?" (Dada')


Per fargli chiarezza, per rassicurarli, li coinvolgo nelle mie ricerche. 

Hanno guardato con me i siti internet di alcune scuole, hanno guardato insieme a me gli annunci delle case e hanno chiacchierato insieme a me con una nuova amica che il web mi ha "regalato" che vive gia' in UK, scoperta grazie al suo blog dietro le cose.

Queste vacanze scolastiche ci stanno aiutando a "staccare" dalla routine francese e rendere, forse, il passaggio alla vita in UK meno doloroso.

I bimbi riempiono con noi i cartoni, fanno a botte per chi deve scrivere il numero del cartone per primo, decidono loro cosa mettere via e cosa tenere a portata di mano fino alla fine.

Il numero "12" scritto da Popa

I momenti di nervoso non mancano - "perche' mamma oggi mi sgridi tanto?" mi ha detto Popa ieri facendo salire il mio senso di colpa!

Noi siamo contenti, non smettiamo mai di far vedere ai bambini il lato positivo di questo cambiamento, senza sminuire le loro paure, lecite, ma aiutandoli a credere in loro stessi e nelle loro capacita' d'adattarsi e d'imparare una nuova lingua.

Ce l'hanno fatta qui in Francia e con il francese e ce la faranno anche lassu'. 

Ci vorra' tempo, pazienza, costanza e tanto sangue freddo - per me soprattutto che li vedro' piangere e lamentarsi mentre li portero' a scuola!

Non sono pessimista, ma realista, conosco i miei "polletti" e so che faranno leva sul mio senso di colpa per averli messi in quella situazione nuova!

Il trasloco, il cambiamento non mi spaventano. 
Mi spaventa solo il lato emotivo dei miei marmocchi...e non e' roba da poco!