Tempo di esami: riflessioni da genitore

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    esami nella scuola in inghilterra

    In casa Far and Away è tempo di esami e vorrei riportare qualche riflessione da genitore in un post scritto un po' di getto, in questo weekend di vigilia degli esami.

    La piccola di casa, Paola, che frequenta l'ultimo anno di scuola primaria inglese, inizierà gli esami di fine ciclo KS2, chiamati SATs, nella seconda settimana di maggio.


    Lorenzo, il più grande, si appresta a sostenere gli esami di fine scuola secondaria, chiamati GCSEs e sostenuti dagli studenti di 15-16 anni.
    Daniele, il tredicenne di casa, sosterrà anticipatamente il GCSE di lingua italiana.
    La pressione degli esami comincia a farsi sentire, anche se in maniera diversa per ognuno di loro.

    Gli esami SATs sostenuti in primaria sono relativamente semplici anche se molti bambini sentono comunque lo stress, spesso trasmesso dai genitori stessi e dalle loro aspettative.

    La pandemia e l'elevata quantità di mesi di remote learning (termine inglese usato per indicate la didattica a distanza) hanno messo a dura prova le scuole inglesi ed i loro livelli di performance.

    I bambini di Year 6 (ultima classe nella scuola primaria inglese) di questa primavera 2022 saranno i primi a fare gli esami finali dopo 2 anni di stop.
    Molte classi sono rimaste indietro con il programma ed è cresciuta la disparità di rendimento tra studenti, provenienti da diverse classi sociali e tra scuole e scuole.

    E' indubbio che l'avvicinarsi degli esami SATs sia una fonte di ansia per molti alunni delle scuole primarie inglesi ed è importante che scuole e genitori collaborino per supportare i bambini che possono mostrare segni di stress e paura.

    Devo ammettere che Paola sembra essere serena, la sua maestra sta facendo un ottimo lavoro per rendere le giornate di ripasso divertenti e per tranquillizzare i bambini che magari sono preoccupati per gli esami.
    Parlano apertamente in classe delle paure e delle preoccupazioni ed hanno fatto un immenso lavoro per fare arrivare i bambini preparati per i test che sosterranno nel mese di maggio.

    Hanno cercato di rendere l'apprendimento divertente. Per esempio, l'altro giorno hanno fatto una caccia al tesoro nel grande prato della scuola: le domande erano relative alla grammatica e spelling e i bambini giocavano in gruppo. Paola mi ha detto che si sono divertiti tantissimo mentre rispondeva a domande di grammatica.
    Diciamo che, in generale, sembra proprio che la scuola primaria di Paola ci tenga molto a fare arrivare i bambini ai test finali senza troppo stress, ma allo stesso tempo preparati.

    Ne ha dato la conferma l'ultima email inviata dalla preside.
    Tutti i venerdì noi genitori riceviamo la newsletter cioè una mail con le informazioni più importanti e con un sunto di cosa è successo a scuola durante la settimana; è uno dei modi con cui noi genitori veniamo resi partecipi della vita scolastica.

    Proprio nell'ultima newsletter la preside si rivolgeva agli studenti dell'ultimo anno, che settimana prossima avranno i SATs. Le sue parole mi hanno colpito perché sono quelle che io, come mamma, uso con i miei figli quando dico loro che non è un voto a identificare la persona che sei e che per noi l'importante è "fare sempre del proprio meglio" .

    Questo il sunto e la traduzione delle parole della preside alla vigilia degli esami:

    "Sappiamo benissimo che vi siete impegnati per arrivare a questi esami preparati, ma c'è qualcosa di molto importante che dovete sapere.

    Gli esami scolastici non testano tutto quello che vi rende una persona speciale e unica.

    Le persone che creano questi test e che giudicano questi test non vi conoscono come vi conosciamo noi insegnanti o come vi conosce la vostra famiglia.

    Non sanno che alcuni di voi parlano due lingue o che amano cantare o disegnare.

    Non hanno visto il vostro naturale talento per la musica o la danza.

    Non sanno che i vostri amici contano su di voi e che le vostre risate illuminano i giorni più bui.

    Non sanno che amate lo sport o che vi preoccupate per il futuro o che aiutate i vostri fratelli a casa.

    Non sanno che siete gentili, persone di cui fidarsi e premurose. Il voto che prenderete in questi test vi dirà qualcosa, ma non vi dirà tutto.

    Quindi mentre vi preparerete per questi esami ricordatevi che nessun test scolastico potrà testare tutte le cose che fanno di te quello che sei."

    Per quanto riguarda gli esami di fine ciclo secondario KS4, cioè la fine di high school con Year 11 per gli studenti di 15-16 anni, la cosa si fa più complessa, più seria e indubbiamente più stressante.

    La pressione degli esami si fa sentire per tantissimi giovani, soprattutto dopo aver passato gli ultimi due anni in piena incertezza sul futuro di questi test.

    Lo scorso dicembre mio figlio Lorenzo ha dovuto sostenere dei cosiddetti Mock Exams, cioè degli esami uguali a quelli definitivi, ma usati per prova.

    Questa volta però ai ragazzi è stato detto di considerarli come "veri esami" perché a quel tempo la scuola ancora non sapeva se il ministero dell'educazione avrebbe fatto fare gli esami definitivi in maggio/giugno oppure no.

    Questo ha significato che per gli studenti di Year 11 ogni singolo test andava fatto al 100%, senza sbagliare troppo, perché qualunque risultato avrebbe potuto contare come quello finale.

    Questo ovviamente ha messo molta pressione ai ragazzi, che sono arrivati a questi benedetti esami finali GCSEs stanchi morti e con livelli di performance tenuti sempre ai massimi livelli.
    Anche in questo caso l'attenzione e il supporto di noi genitori è stato ed è fondamentale.

    E' importante tenere gli occhi aperti su tutti i piccoli segnali di stress come le crisi di rabbia, la mancanza di appetito o i mal di testa oppure la poca voglia di fare le cose.

    E' fondamentale aiutarli ad avere una routine sana che sia fatta delle giuste ore di sonno e pasti equilibrati, ma anche supportarli nel creare un piano di studio sostenibile.

    Un piano di studio sostenibile deve essere realistico (il giusto ammontare di tempo di ripasso o prove d'esame) e deve contenere del tempo per le pause (per fare sport, per stare all'aria aperta, per vedere un amico).
    La scuola di Lorenzo ha sempre lavorato molto sull'insegnare ai ragazzi diversi metodi di studio, spronandoli verso l'autonomia nell'organizzare le ore di lavoro.

    Lorenzo, dal canto suo, ha voluto cercare un metodo che potesse aiutarlo a sfruttare al meglio il suo tempo, dopo essersi reso conto che un po' di procrastinazione lo metteva in crisi.

    Da qualche mese usa un metodo chiamato "La tecnica del pomodoro", sviluppato negli anni ottanta da Francesco Cirillo, che lo sta aiutando ad ottimizzare il suo tempo, essere più produttivo e concentrarsi meglio sullo studio.
    Lorenzo usa un timer per dividere il suo tempo di ripasso in intervalli (generalmente di 25 minuti) dopo aver definito a quale compito dedicarsi. Se volete approfondire la conoscenza di questo metodo di gestione del tempo vi invito a visitare il sito ufficiale in inglese di The Pomodoro Technique.

    I momenti di ansia potrebbero arrivare nel momento in cui meno ce l'aspettiamo ed è importante parlarne apertamente con i nostri figli. Spesso io mi aggrappo ai ricordi da ragazza, a come gestivo l'ansia da prestazione prima degli esami e racconto liberamente a Lorenzo di quanto certi momenti fossero difficili anche per me, trasmettendogli in questo modo tutta la mia empatia e facendogli capire che ci sono e che lo capisco.

    Molto dello stress che avvolge gli studenti inglesi prima degli esami GCSEs è legato all'approccio motivazionale spesso sbagliato che alcuni di loro si trovano davanti: mi riferisco alla paura di non poter accedere a certe università se non arrivano ad ottenere determinati voti.

    Questo approccio definito "fear-based" (cioè basato sulla paura) non è per niente salutare e dovrebbe essere sostituito da un approccio positivo incentrato su "il voto non ti definisce".

    Nella società inglese c'è questa paura, un po' inevitabile, proprio per come è fatto il sistema di punteggi e importanza del voto e di accesso alle università più prestigiose.

    E' fondamentale quindi che gli studenti siano guidati verso un metodo di studio efficace e salutare e che scelgano le materie che più amano, in modo tale da ritrovarsi a studiare con piacere e non forzati.

    Questo concetto del "scegli di studiare ciò che ti piace" è molto sentito nelle scuole, fin da quando, in Year 9, gli studenti devono scegliere quali materie portare agli esami finali GCSEs.

    Più una materia piace, più sarà facile per l'alunno passare il tempo sui libri e appassionarsi di quel "subject" (materia scolastica in inglese).

    In casa Far and Away sono settimane intense e di crescita personale per molti di noi, accaniti sostenitori della teoria che ogni ostacolo che ci troviamo davanti sia lì per insegnarci qualcosa e farci crescere. Questo vale per i nostri ragazzi, ma anche per noi genitori, accompagnatori e spettatori dell'incredibile percorso di crescita dei nostri figli.

    In bocca al lupo a tutti gli studenti che si accingono a sostenere degli esami.

    Ricordatevi che non sarà il voto a definirvi e che quel voto non cambierà chi siete e il valore del vostro "io" in questo mondo. Se l'avessero detto a me da ragazza, probabilmente alcune cose sarebbero andate diversamente.



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