Sadfishing: internet e adolescenti ma non solo

Periodicamente le scuole inglesi pubbliche dei miei figli mandano email informative su tematiche relative alla sicurezza in rete per gli adolescenti ed i bambini cercando sempre di stare al passo con l'attualità e con le dinamiche del mondo di internet pericolose per i giovani.
Non manca l'organizzazione di incontri informativi alla quale però mi sembra che partecipino sempre i soliti genitori, senza vedere mai quei genitori che probabilmente credono che internet non possa essere dannoso.


Le conseguenze preoccupanti dell'uso sbagliato di internet e dei social media devono allarmare gli adulti che ne fanno un uso sbagliato ed i genitori che non controllano quello che fanno i loro figli in rete. 

Troppo spesso c'è disinformazione, c'è menefreghismo e poca consapevolezza dei danni di questi nuovi mezzi che spesso, con troppa facilità, lasciamo in mano ai nostri figli senza controllarli. 

Se dai troppe regole risulti la "mamma rigida" (eccomi, presente!!), 
se racconti che come genitore sei preoccupato del futuro delle nuove generazioni dipendenti da internet  ci sarà sempre quello che ti dirà "internet fa parte della loro realtà, che male c'è?", 
se ti lamenti che le regole dell'età minima per certi social media non vengono rispettate vieni additata come intransigente e non ci rendiamo conto di quanto le regole per l'utilizzo della rete per i bambini e gli adolescenti siano essenziali, vitali e che ci vuole veramente un attimo per perdere il controllo e arrivare a  conseguenze potrebbero essere inaspettate. 

Adesso additatemi pure come catasfrofica, ne riparleremo tra qualche decennio quando ci saranno maggiori studi e tantissimi dati a riguardo ed i danni saranno evidenti in termini di disturbi emotivi, dipendenza da internet e disconnessione dalla realtà (cosa che in parte già esiste, soprattutto nel mondo anglosassone).

Una delle ultime email della scuola parlava di "sadfishing", una tematica che mi ha interessato tantissimo perché notata già da tempo nel mondo dei blogger e personaggi famosi su Instagram. 

Il "sadfishing" è descritto come un atteggiamento molto in voga nei social media nel quale le persone esagerano la condivisone delle loro emozioni e dei loro problemi per generare compassione e attenzione nei loro confronti. 


Il termine "sadfishing" è stato creato recentemente da un blogger che usava il termine per descrivere il comportamento di certi personaggi famosi che enfatizzavano le loro difficoltà emotive per generare consensi, compassione e guadagnare più followers. 

Il termine è diventato un vero e proprio trend nei social media come Instagram.


Il problema del "sadfishing" negli adolescenti ha ovviamente una portata differente, proprio in relazione allo sviluppo emotivo dei giovani rispetto a quello dei tanto ammirati personaggi famosi che magari hanno già il loro cervello emotivo formato.

Nei giovani può accadere che i meno esperti, i più ingenui che condividono le loro emozioni in maniera pubblica possano essere bullizzati per aver condiviso i loro problemi online.

Da dove nasce questa tendenza?

Nasce dala "ricerca d'attenzione", il bisogno universale dell'essere umano, il bisogno di "essere parte" e sapere che altre persone pensano a lui.
Con l'aumentare dell'utilizzo dei social media l'opportunità di ricevere attenzione è cresciuta esponenzialmente ma a un prezzo molto caro. 
Le interazioni positive istigano lo stesso tipo di reazione chimica (dopamine) che danno le droghe. Questa reazione rinforza un determinato comportamento, proprio perché il ragazzino viene premiato con dopamine e attenzione. 

Il condividere le proprie emozioni in rete, se per alcuni adulti può essere di supporto, per persone meno mature e con l'intelligenza emotiva in fase di sviluppo potrebbe essere un problema. 

Il problema è che spesso non ci si rende conto che si stanno convidendo emozioni forti, pensieri profondi con un pubblico di persone che non ci conosce realmente e che magari cerca di supportare in maniera non "regolata" e non sempre corretta, creando situazioni non reali e disagiate.


Viene chiamata "oversharing" l'azione di condividere troppe informazioni personali. 
Quando un ragazzo condivide troppe emozioni, problemi etc può voler dire che il suo desiderio di attenzione, di appartenere e di sentirsi apprezzati è molto alto, ma probabilmente espresso ad un pubblico sbagliato. 
Per ricevere maggiore attenzione nei social media e più like il ragazzo potrebbe fare "oversharing" delle sue emozioni per riuscire ad essere parte di una discussione o di un determinato trend di hashtag.

Essere vulnerabili e fare oversharing può portare i ragazzini ad essere addescati in rete, offrendo opportunità agli utenti "predatori" nei social media che sono a caccia di fiducia da parte di questi adolescenti, offrendo loro compassione mirata. 
Un report del Digital Awareness UK include il caso  di studio di una teeneager che, dopo aver scritto della sua depressione online, è stata approcciata da un amico di un amico che ha condiviso la sua esperienza arrivando a spingere la ragazza a mandargli fotografie sessualmente esplicite.


Cosa possiamo fare noi genitori?

Possiamo iniziare dando il buon esempio. Mi è capitato di sentirmi dire dai miei figli "mamma, quando sei sul cellulare non mi ascolti" e, dopo aver digerito la coltellata e aver accettato la critica come "costruttiva" mi sono impegnata nel moderare il mio tempo in rete e nel dare loro un buon esempio. 

Sono una blogger per passione, sono presente nei social media e loro sanno bene in che modo. 
Sanno che non condivido le loro foto, non gli piacerebbe di certo, come a me non sarebbe piaciuto se i miei genitori l'avessero fatto con me. Non li uso per fini commerciali e rispetto il loro essere bambini e non li uso come strumento o vetrina della mia vita.

Poi pensiamo  pure al rischio eventuale che i loro amici vedano le loro foto, magari pure imbarazzanti (fatevi un giro su Instagram per capire di cosa parlo: bambini esposti in ogni salsa, una cosa disgustosa e irrispettosa nei confronti di questi essereni che ancora non possono esprimere la loro opinione) e li bullizzino, li prendano in giro. Pensateci, davvero.

Parlo liberamente con loro di cosa mi piace e cosa non mi piace dei social media, parlo con loro delle pratiche malate di questo mondo di Instagram, Facebook, Twitter e adesso Tik Tok e altri.

Costruire e mantenere un clima d'apertura in casa è essenziale per poter permettere ai nostri figli d'esprimere le loro emozioni liberamente, senza sentirsi giudicati ma sentendosi capiti, è una delle cose più importanti che possiamo fare per i nostri figli.
Supportarli con empatia nel difficile percorso di crescita in un mondo fatto anche di social media e aiutarli nella consapevolezza di se stessi è il nostro compito primario.

Essere genitore di un adolescente implica l'essere in costante stato di negoziazione tra il cercare di proteggerli e il lasciarli andare. 

Se il loro comportamento cambia in  maniera repentina o se per un periodo di tempo troppo esteso sono di cattivo umore o stressati, è necessario fargli capire che noi ci siamo e che siamo disponibili ad ascoltarli quando si sentiranno pronti a parlarne. Questo può voler dire dover ricordarglielo più di una volta, ma è importante non mollare. A loro arriverà forte e chiaro il messaggio che noi ci siamo per loro e che non sono soli. Magari ci vorrà tempo, di questo dobbiamo esserne consapevoli, ma prima o poi i risultati si vedranno. 

Questo rapporto di dialogo con i nostri figli non arriva in maniera naturale, arriva se riusciamo a creare tempo di qualità con loro.
E' importante riuscire a creare momenti di condivisione piacevoli nei quali si sentiranno a loro agio e più vicini a noi e pronti a dialogare. Noi continuiamo con la pratica del Circle Time, ne avevo parlato qui se vi interessa.

I miei figli non sono ancora attivi nei social media e fortunatamente non ne mostrano interesse, ma credo sia giusto arrivare preparata. 
Essere presente da adulta nel mondo dei social media mi fa rendere conto di quante dinamiche sbagliate e pericolose ci siano in quel mondo, di quanto si stia perdendo il contatto con la realtà e di quanto questi cellulari si siano impossessati delle nostre vite e ci manipolino (se per caso avete Netflix provate a guardare il docufilm The Great Hack, vi lascerà a bocca aperta).

Questo articolo di Focus.it spiega in maniera chiara le conseguenze dell'uso dei social media sul nostro cervello. Nell'articolo è presente il video che mostrano sempre a noi genitori durante i workshop a scuola relativi alla sicurezza online dei ragazzi, in lingua inglese.






E' nostro dovere di genitori prepare i figli in maniera adeguata per quel mondo, se ne vorranno far parte, e per farlo dobbiamo aiutarli a sviluppare la loro personalità, la loro intelligenza emotiva al di fuori di quel mondo, nella vita reale prima di tutto.

Se, come me, siete interessati all'argomento, vi lascio alcuni link di libri che trattano la tematica di sicurezza in rete per i giovani e di età adolescenziale:




Questo è il primo libro che mi sono trovata a leggere quando qualche anno fa sono entrata nel mondo della preadolescenza ed  è un testo che consiglio vivamente a chi come me vuole impegnarsi nel sopravvivere serenamente a questa fase particolare di crescita dei propri figli.



PORNOLESCENZA: Proteggere bambini e adolescenti da pornografia, sexting e cyberbullismo


Nelle mie ricerche sul sadfishing ho faticato a trovare articoli in italiano che trattassero l'argomento; l'autore di questo libro è uno dei pochi. L'autore afferma "Quando si tratta di proteggere i figli online, i genitori sono spesso l’anello debole della catena" e da qui parte tutto. Un manuale che mostra i pericoli reali del mondo di internet nel quale troppo spesso lasciamo che i nostri figli ci entrino senza controllo e senza precauzioni.



Dallo stesso autore dell'Età dello Tsunami questo manuale per i genitori ed i figli, un percorso da fare in famiglia che, come dicono gli autori, "consapevole ha un progetto e una direzione, non improvvisa le scelte educative e sa sfruttare i momenti chiave della vita».



Dipendenze da internet. Adolescenti e adulti


La dipendenza da internet considerata come nuova psicopatologia negli adulti e soprattutto negli adolescenti viene spiegata e analizzata in questo libro insieme a delle linee guida per riconoscerne l'insorgenza e prevenirla, utilizzando in maniera più consapevole internet.



Due generazioni a confronto in un libro che propone un dialogo sulle tematiche relative a internet, ai suoi rischi e alle sue opportunità. Sicuramente una lettura piacevole e molto attuale.



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