Le tre qualità che mi aiutano nell'espatrio

Non ho sempre affrontato l'espatrio nello stesso modo in cui lo sto facendo adesso.
Quando sono partita a 26 anni per Dublino non l'ho fatto con l'idea di diventare un'espatriata, ma la vita è  tutta una sorpresa!

A Dublino ero giovane, un pò inesperta, sufficientemente impaurita, incapace di fare più di tre frasi di senso compiuto di seguito in inglese e con un grossa dose di entusiasmo.

In giro per l'Irlanda - Agosto 2004

Lo ammetto tranquillamente: ero pure un pò "lamentosa".

Ero una delle tante italiane che quando si ritrovavano in gruppo  (cosa molto comune nella Dublino giovane, vibrante e piena di stranieri del 2004 - credo sia ancora così!) rimpiangevano la buona pizza, il caffè espresso come si deve ed il bel sole italiano e difendevano a spada tratta il proprio paese.

In pausa pranzo quando lavoravo in un sandwich bar - Luglio 2004

Mi lamentavo del clima dublinese (un pò a ragione però dai!).
Appena potevo salivo su un aereo per rientrare in Italia, da parenti e amici, e vivevo la mia vita, che comunque amavo, con un piede là e un piede in Italia.
L'arrivo dei bambini, Lolò e Dadà nati a Dublino, ha accentuato questa sensazione.

Il trasferimento in Francia nel 2009, accettato con l'idea che avvicinandoci all'Italia avremmo sentito meno la nostalgia, è stata una bellissima scuola di vita per me nonostante le grosse difficolta'.

In partenza da Dublino per la nuova avventura in Francia - Febbraio 2009
Poi la decisione di trasferirci in UK e l'espatrio piu' bello fino ad ora.

Perche'?

Prima di tutto perchè la lingua inglese non mi spaventava piu'. Dopo gli anni di gavetta a Dublino (e di tante figuracce: rispondevo "nothing" ai "thank you", ma non ridete troppo per questo per favore!) e le tante chiacchierate in inglese con le mie amiche straniere in Costa Azzurra, sono arrivata qui con una buona padronanza della lingua.

Secondo, ho affrontato questo terzo espatrio con lo spirito giusto e, dopo quasi tre anni, i risultati si vedono e si sentono. 
Ma qual'è lo spirito che bisogna avere in espatrio per stare bene, per non farsi schiacciare da quello che chiamano il "culture shock", lo shock culturale?

Il culture shock "è un termine utilizzato per descrivere i sentimenti di ansia, smarrimento, disorientamento e confusione che una persona prova a causa di un improvviso cambiamento dello stile di vita dovuto al trasferimento in un ambiente sociale e culturale differente" (fonte: wikipedia).

Ammetto di non averlo mai provato in maniera talmente forte da disorientarmi, ho sempre avuto le dosi giuste di curiosità, entusiasmo e voglia di scoprire, che mi hanno dato la carica giusta per stare comunque bene e vivere una vita serena.

Eccola la prima qualita' che aiuta in espatrio: la curiosità.

La curiosità di conoscere la realtà intorno a noi: viaggiando, andando per musei, partecipando ad eventi comunitari, assaggiando i piatti del posto, abbracciando qualche nuova abitudine locale, andando alla ricerca delle ragioni che si celano dietro a determinate usanze.

Cornish Cream Tea
Pochi mesi dopo il mio arrivo in UK ho acquistato un libro che per me è stato fondamentale per capire la cultura nuova nella quale mi sono inserita e del quale vorrei parlarvi presto in un post a parte.
Il libro si chiama "Watching the English" ed è scritto da un'antropologa inglese, Kate Fox, che con senso critico ed ironia spiega le regole segrete, nascoste, del comportamento degli inglesi. E' una brillante analisi della cultura inglese che io adoro e che consiglio a qualunque straniero che vive qui.

Avrei potuto benissimo pormi nell'atteggiamento di "oh ma guarda questi inglesi che ti sorridono, tutti cordiali e poi non vanno più in là del -how are you?-" oppure pormi con l'atteggiamento, che ho visto tante, troppe volte, "ah, ma noi italiani siamo più socievoli" oppure, come mi sono sentita dire tante volte, "quanto sono freddi questi inglesi".
Gli stereotipi sono in agguato nella vita degli espatriati per fare danno ed è bene stargli alla larga. 
Quegli stereotipi possono portarti all'isolamento o magari al sentirti a tuo agio solo nella cerchia di italiani come te all'estero. 

 
Ho osservato tanto, costantemente, ed ho imparato a parlare meno e guardare di più.

Ho cercato di capire cos'è importante ed applicarlo nelle mia quotidianità in questo luogo.
L'opportunità che l'espatrio ci sta dando è il continuo imparare a porci in una condizione di ascolto, ricettivi, con la giusta voglia di crescere e imparare.

Ma la curiosità non basta.

L'altra caratteristica fondamentale in espatrio è l'umiltà.

Ci vuole un'umilta' culturale.

Dobbiamo essere sufficientemente umili per ammettere quando sbagliamo ed imparare ogni giorno dalla nuova cultura.

Dobbiamo imparare a mettere in discussione la nostra cultura, a porci domande, a non dare per scontato che "è giusto così perchè io faccio così da sempre" e non imporla per forza a chi ci sta intorno, anche perchè potremmo inceppare in grosse figuracce.

Ed io ne ho fatte tante. 

Qualche settimana dopo l'inizio a scuola dei bambini, decisi che era ora di chiedere alle maestre come andavano i ragazzi, capire se erano a loro agio, se si erano inseriti.

Una delle maestre dei miei figli, con fare molto pacato e gentile, mi disse che mio figlio era sorridente a scuola, che l'aveva sentito parlare un pò in inglese e che si era fatto qualche amico e che in classe faceva di tutto per capire, impegnarsi.  
Si complimentò con me per la sua resilienza e voglia di farcela
Io, mamma emotivamente provata, le toccai forte il braccio, come per volerva quasi abbracciare, ringraziare, aggiungendo dei calorosi "thank you, thank you so much". 
La sua espressione del viso la ricordo ancora. 
Io non dovevo metterla la mano sul suo braccio, questo era sicuro, il mio contatto fisico la infastidì palesemente, la imbarazzò. 

Non gliene faccio una colpa, la colpa era la mia. 
Non sapevo ancora quanto il contatto fisico fosse una cosa "delicata" in questa parte di mondo ed ora lo accetto e lo capisco.

Questo porta ad auto-criticarmi, a mettere in discussione le mie usanze ed i miei modi di fare ed avere l'umiltà di capire che alcuni di questi possono essere sbagliati o non opportuni.


E' un processo quotidiano che mi mette in una condizione di continuo apprendimento, in continua fase d'ascolto e di continua evoluzione, perchè, soprattutto se si espatria da adulti, la nostra cultura è un pò come un vestito che indossiamo ed e' difficile plasmarla. 
Ci vuole tatto, ci vuole discrezione e ci vuole umiltà.

Ciò non vuole dire rinnegare le proprie origini, ma magari accettare il fatto che non tutto quello a cui siamo abituati sia per forza giusto.
Per i miei figli sembra essere più semplice: il fatto d'essere nati e cresciuti all'estero li rende più malleabili perchè sono stati esposti fin da piccoli a culture diverse e questo li ha plasmati e resi flessibili. Una grande ricchezza per loro.
  
Amo parlare della mia cultura, dell'Italia e lo faccio con chi è ricettivo con me. 
Dall'anno scorso mi incontro una volta al mese con due mamme inglesi. 
Il tutto è iniziato con un invito a pranzo a casa mia. Preparai un antipasto di bruschette miste e le lasagne.
Loro ricambiarono l'invito nel giro di poche settimane cucinando pietanze deliziose da leccarsi i baffi e da allora è nato il nostro piccolo "club culinario", dove si parla di cibo, ci si fa confidenze e si parla della cultura italiana rapportata a quella inglese e viceversa. 
E' bellissimo lo scambio di "punti di vista" e l'approfondimento e l'analisi degli stereotipi di cui tutti siamo vittime. 
In questi incontri c'è tanta "umiltà culturale".
La terza qualità molto utile in espatrio è il rispetto. 
Il rispetto per le nuove regole che ci troviamo di fronte. 
Quante volte ho sentito stranieri lamentarsi di alcune regole, magari oggettivamente troppo rigide, e  ritrovarli poi alla ricerca del modo di aggirarle. 
Il rispetto per la burocrazia che dovremo affrontare.
Il rispetto del luogo e della gente che appartiene al paese ospitante. 
Il rispetto delle tradizioni, usi e costumi.
Il rispetto per il tempo atmosferico (in UK!). E' segno di grossa maleducazione lamentarsi per primi del tempo atmosferico con un inglese, tanto meno affermare cose del tipo "ah, nel mio paese il tempo è uno spettacolo, non piove tanto come qui".
Il rispetto per le persone intorno a noi, nonostante le diversità evidenti.
Il rispetto delle code (in UK!). Guai a non rispettare la coda, è una cosa sacra!
Ultimamente mi sono sentita dire spesso "eh, ma tu ti sei inglesizzata!". 
Non so se il mio sia un processo di inglesizzazione, mi piace di più pensarlo come un processo di integrazione e familiarizzazione consapevole. 

  
 
 
 

    







MaFa

MammaFarAndAway

7 commenti:

  1. Avresti voglia di riferire anche a noi qualche sunto dei confronti fra cultura italiana e cultura inglese che avvengono fra te e le tue amiche mentre vi "leccate i baffi"?
    Grazie
    Mila

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    1. Ciao Mila, buona idea per un post, ci pensero'!

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  2. Ciao! Grazie tante per questa condivisione! Molto utile e interessante!

    Per me, soprattutto, grande info il titolo del libro "sugli inglesi"..non ho mai letto nulla su questo Paese dove vivo ma ho sempre voluto farlo! E adesso ho uno spunto da cui partire, thanks again! (..devo solo capire se esiste anche la copia tradotta in italiano che il mio Inglese é ancora trooooppooo elementare per non arrivare con il mal di testa vulcanico alla fine delle prime due pagine..)

    P.S. leggendo queste righe quí "..appena potevo salivo su un aereo per rientrare in Italia, da parenti e amici, e vivevo la mia vita, che comunque amavo, con un piede là e un piede in Italia.." ho sorriso perché, seguendoti, questa é rimasta una tua/vostra costante ��
    Avete tutta una vita all'estero eppure ogni festa si torna in Italia. Sono cosí incuriosita da questo aspetto, non capisco proprio come si possa avere voglia e denaro per rientrare cosí spesso in Italia..I mean, capisco i nonni, gli affetti, i parenti, ecc, ecc ma come possiamo immergerci appieno in una nuova cultura se durante i bank holidays o le ferie corriamo nel Paese natale giá visto e conosciuto per ben 20 e passa anni?!
    Ovviamente questa é una mia riflessione ad "alta voce" non mi aspetto risposta, sono fatti vostri ☺️

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    1. Abbiamo smesso di rientrare ad ogni festa in ITalia, quello succedeva nei primi anni di espatrio quando eravamo a Dublino e sentivamo molto di piu' la mancanza dell'Italia. A favore c'erano pure i voli super economici delle low cost ed il fatto di essere in due, e poi in tre (ma con bebe' non pagante). Insomma, non rientriamo piu' cosi' spesso e amiamo esplorare questa terra che sentiamo casa. ;)

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  3. Curiosità, umiltà e rispetto sono principi fondamentali quando si decide di vivere all'estero. Però a volte diventa molto difficile essere curiosi in alcuni luoghi.... Drusilla

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  4. Grazie per il. Bel post che condivido e per la dritta del libro. Chissà se c'è qualcosa sul tema anche per gli australiani! Ho iniziato da poco a leggere in inglese. Per ora sto leggendo On Writing di Stephen King, molto utile per migliorare il mio livello di scrittura

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  5. Ciao! Una bellissima esperienza e che in parte condividiamo, senza bimbi però! Noi ne parliamo qui https://coppiavventura.blogspot.co.uk/2017/01/trasferirisi-allestero-la-nostra-esperienza-in-uk.html, ma a differenza vostra siamo ancora nella fase di accettazione delle diversità che la cultura inglese ha rispetto alla nostra. Stiamo anche cercando di capire quale sia la nostra strada, in attesa di formare anche noi un club di ritrovo con qualche inglese :)

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