Crescere bambini bilingue: errori e difficoltà del bilinguismo

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    I tuoi figli sono perfettamente bilingue?
    A che punto sono i tuoi bambini con l'inglese?
    Ma voi parlate italiano in casa?
    Come fai a crescere i tuoi bambini bilingue?

    Queste sono alcune delle domande che mi vengono poste sul bilinguismo della nostra famiglia. Siamo una famiglia italiana, "nata" all'estero, in Irlanda, che ha avuto a che fare con il francese durante gli anni in cui abbiamo vissuto in Costa Azzurra e che dal 2014 vive in Inghilterra ed è bilingue italiano-inglese, dal primo all'ultimo componente della Far and Away family.

    La curiosità sul nostro bilinguismo è tanta, proprio per il fatto che non abbiamo mai vissuto in Italia come famiglia ed abbiamo cambiato nazioni di residenza diverse volte.

    Crescere bambini bilingue è un argomento che interessa moltissimo, ne siamo consapevoli. Ed io sono la prima ad esserne coinvolta, affascinata, interessata e totalmente immersa. Voglio essere sincera: noi ci sentiamo in parte dei privilegiati per questa opportunità.

    Ma non crediate che crescere bambini bilingue biculturali sia sempre facile. I miei figli hanno un'esposizione costante alla lingua e alla cultura inglese, ma non hanno stessa intensità di esposizione all'italiano. Però, in maniera naturale, usano l'italiano come lingua per comunicare in famiglia, con noi genitori e lo parlano fluentemente.

    Questo grazie al fatto che abbiamo sempre parlato solo e soltanto italiano con loro, fin da piccoli.

    Cosa vuol dire essere bilingue?
    I bambini bilingue confondono le lingue?
    I bambini bilingue soffrono di ritardo nel linguaggio?
    Bisogna smettere di parlare la propria lingua per agevolare l'apprendimento della seconda lingua?
    Devo smettere di parlare italiano se mio figlio lo rifiuta e mi risponde in inglese?
    Non sottovalutate l'impatto delle emozioni nel crescere bambini bilingue
    I tuoi figli sono perfettamente bilingue?

    Cosa vuol dire essere bilingue?

    Essere bilingue può avere significati diversi per persone diverse, in contesti diversi. E' molto difficile dare una definizione univoca, anche se quella più immediata sarebbe "la capacità di usare due lingue diverse".

    Da questa definizione si potrebbero ricavare tantissime sfumature di bilinguismo, sfumature condizionate da diverse variabili.

    C'è la variabile del tempo: c'è chi è bilingue dalla nascita perché è esposto a due lingue differenti fin dai primi giorni di vita e chi diventa bilingue con l'ingresso in un sistema scolastico differente da quello della lingua madre (questo il caso dei miei figli e di molti espatriati) e chi diventa bilingue da adulto, studiando una seconda lingua.

    C'è la variabile del contesto: c'è chi diventa bilingue in casa, perché i genitori parlano una seconda lingua, chi diventa bilingue a scuola, chi in una determinata società, chi nell'ambiente lavorativo.

    C'é la variabile del livello: ci sono persone che parlano la seconda lingua ad un livello basico, altri che padroneggiano la lingua in maniera completa. C'è chi sa scrivere e leggere in entrambe le lingue e chi la seconda lingua la sa solo parlare. Poi ci sono quelli che la seconda lingua la capiscono ma non riescono a parlarla fluentemente. Insomma, esistono tanti, tantissimi tipi di bilinguismo.

    In tutti questi anni di vita immersi nel mondo del bilinguismo abbiamo imparato tantissimo sulla nostra pelle e ci siamo trovati di fronte a pregiudizi, preconcetti, visioni distorte e teorie senza fondamento di tante persone pronte a giudicare, puntare il dito e criticare il bilinguismo, quasi a volerne trovare l'aspetto negativo per forza.

    Qui proverò a elencarvi gli errori più comuni (preconcetti sbagliati) e le difficoltà del bilinguismo:

    I bambini bilingue confondono le lingue?

    Il fatto che i miei figli parlassero due lingue ha sempre fatto sorgere dubbi e perplessità a molta gente. C'è l'idea, sbagliata, che potessero confondersi, far fatica a comprendere, solo perché bilingue. E' uno dei luoghi comuni, degli errori con cui mi sono scontrata più spesso.

    Non c'è niente di più sbagliato del sottovalutare i bambini e la loro capacità di comprensione delle lingue a cui sono esposti. La loro abilità di passare da una lingua all'altra è qualcosa di incredibile.

    Se l'inserire una parola italiana e una parola inglese in una frase viene visto come "confondersi", allora c'è qualcosa che non è chiaro. Ogni bambino bilingue può acquisire quella capacità incredibile di usare la parola che più si addice al contesto e non va di certo punito per questo e/o denigrato, tantomeno va visto come un errore.

    Non è confondersi, è usare al meglio le proprie competenze linguistiche. E' tutta questione di prospettive di come vogliamo affrontare il bilinguismo.

    Ovviamente capita anche ai miei figli di dire una frase in italiano corretto, ma inserendo magari un termine in inglese. Perché non conoscono il corrispondente in italiano o perché in quel momento, la loro mente, ha ritenuto quella parola appropriata. Il mio compito è sempre e solo quello di ripetere, in parte, la frase, inserendo la parola in italiano mancante, in maniera naturale, senza assolutamente puntare il dito sul fatto che abbiano usato un vocabolo inglese. Se dovessi correggerli, facendogli notare "l'errore", ogni volta che nelle frasi usano un po' di inglese, forse a quest'ora avrebbero già smesso di parlarmi in italiano!

    I bambini bilingue soffrono di ritardo nel linguaggio?

    Queste è una tematica molto particolare che non riguarda solo i bambini bilingue. Credo comunque sia erroneo abbinare il concetto di bilinguismo al ritardo nel linguaggio. Ho cresciuto tre figli in tre ambiente diversi, esposti a più lingue, e tutti e tre hanno avuto ritmi diversi nello sviluppo del linguaggio; questo per dire che ogni bambino ha i propri ritmi. Possono essere tante le cause ed i fattori scatenanti, per cui è bene rivolgersi ad un esperto e non puntare subito il dito al bilinguismo.

    Bisogna smettere di parlare la propria lingua per agevolare l'apprendimento della seconda lingua?

    Questa è una delle cavolate più grosse che mi sono sentita dire durante il primo anno di scuola materna di mio figlio maggiore in Francia.
    Secondo l'educatrice, avrei dovuto smettere di parlargli in italiano per lasciare spazio solo al francese. Meno male che ho continuato con la nostra lingua madre, senza mai smettere d'aiutarlo con il francese nel momento dei compiti o del gioco con gli amici.

    Una delle insegnanti specializzate in bilinguismo, nella scuola primaria inglese dei miei figli, mi disse chiaramente che se un bambino ha padronanza, capacità d'espressione e vocabolario nella sua lingua madre, non avrà problemi con una seconda lingua. Motivo per cui qui in Inghilterra ci hanno sempre spronato nel tenere vivo l'italiano.

    Quando un bambino conosce un concetto nella sua lingua madre, assimilerà facilmente le parole inglesi che hanno lo stesso significato. In più, se conoscono bene la struttura grammaticale della loro lingua madre, apprenderanno facilmente le differenze e le similitudini della seconda lingua.

    In tutto questo discorso è importante che il genitore parli la lingua che conosce meglio, che gli torna più naturale, quella che gli appartiene e che trasmette la sua identità.

    Un bambino apprende il linguaggio dal genitore, se il genitore si trova a suo agio con quella lingua.

    Se il genitore parla principalmente una lingua che non conosce bene, senza ricchezza di vocabolario, senza trasporto emotivo, allora il bambino, oltre a perdere l'opportunità di imparare la lingua madre, potrebbe faticare di più a sviluppare bene il linguaggio nella seconda lingua.

    Questo non toglie che si possano creare occasioni di gioco, divertimento e apprendimento in un'altra lingua.

    Devo smettere di parlare italiano se mio figlio lo rifiuta e mi risponde in inglese?

    Sono cresciuta bilingue, l'ho vissuto sulla mia pelle e la risposta è no!
    I miei genitori hanno continuato a parlarmi in francese, anche se io mi rifiutavo di parlare e rispondere in quella lingua. Anni e anni di francese mi sono entrati dentro e quando è arrivato il momento di tirarlo fuori, era lì pronto e fluente.

    Per cui per quei genitori che vogliono crescere bambini bilingue insegnandoli un'altra lingua, ricordate che ci vuole prima di tutto perseveranza, costanza e pazienza.

    Anche se il bambino non dà feedback, o non dà segni di interesse, o risponde in un'altra lingua, voi continuate a esporlo a quella lingua e prima o poi i benefici arriveranno. Magari ci vorranno anni, magari ci dovranno essere condizioni particolari, ma prima o poi quella lingua sentita e recepita la tireranno fuori.

    L'importante è che l'apprendimento di una seconda lingua non sia mai una forzatura. Non si può costringere un bambino a rispondere in una lingua piuttosto che in un'altra, ma nessuno ci impedisce di dialogare in due lingue in maniera serena.

    Non sottovalutate l'impatto delle emozioni nel crescere bambini bilingue

    Una lingua non è solo un insieme di parole e suoni. Una lingua è emozione, una lingua è cultura e modi di fare.

    Come una lingua possa essere odiata o amata da un bambino dipende dall'approccio che diamo al bilinguismo, dalle emozioni che scateniamo relative a quella lingua e dalle esperienze ad essa connesse.

    Per spiegare meglio questo aspetto, vorrei riportarvi l'esempio di bilinguismo di uno dei miei figli, Lorenzo, il più grande.

    Lorenzo sta frequentando la scuola superiore inglese e la lingua straniera che ha scelto, tra francese e spagnolo, è stato spagnolo.

    Il francese era la sua lingua, ha frequentato la scuola materna e due anni di primaria in Francia, ma lui proprio non lo vuole più studiare, non ne vuole sapere, gli sta pure un po' antipatica come lingua, per dirlo in parole gentili!

    Non genitori non l'abbiamo forzato in nessuna direzione, consapevoli del fatto che studiare una lingua debba essere un piacere. Lo abbiamo appoggiato e sostenuto nella sua scelta di studiare spagnolo e lo sta facendo con passione e con ottimi risultati.

    Il francese per lui è stata la prima esperienza di bilinguismo, iniziata molto male con una maestra che non credeva nel bilinguismo stesso.

    Lei mi bloccava ogni giorno all'uscita di scuola per dirmi, davanti a lui, che il bambino aveva dei problemi di ritardo del linguaggio. Non teneva di certo conto del fatto che ci eravamo appena trasferiti in Francia, che mio figlio aveva tre anni, parlava bene italiano e non sapeva ancora il francese.  

    Lei non gli faceva fare la ricreazione con gli altri bambini, doveva tenerlo in classe a fargli fare delle schede con immagini e parole per imparare il vocabolario. Lui voleva solo giocare con i suoi amici in cortile e smetterla di sentirsi diverso e sbagliato.

    Lei mi ha espressamente detto più di una volta di smettere di parlare italiano in casa, altrimenti mio figlio non avrebbe mai imparato il francese. Noi siamo italiani e parliamo italiano in casa, non avrei mai potuto fare diversamente. 


    Quello che ha vissuto mio figlio in quei mesi a scuola con quella maestra lo ha segnato, indubbiamente, dal punto di vista dell'amore per la lingua e dal punto di vista dell'autostima. 
    Gli anni successivi sono andati meglio, anche se diciamo che l'approccio psico-pedagogico delle scuole francesi che hanno frequentato i miei figli non rispecchiavano di certo la mia visione di scuola che rispetta il bambino come singolo individuo ed i suoi ritmi, che promuovere il bilinguismo e multiculturalismo e che motiva il bambino. 

    Tutto questo vissuto ha influenzato la passione e l'amore per quella lingua, a prova del fatto che l'approccio e le emozioni hanno un ruolo fondamentale nel percorso di crescita di bambini bilingue.

    Tutto questo racconto di un'esperienza così personale per dire che se volete insegnare a vostro figlio una nuova lingua fatelo con allegria, con gioia e facendolo divertire.

    Non fate diventare l'apprendimento della nuova lingua una forzatura, un momento solo di mero studio, create intorno alla lingua dei momenti unici, particolari, piacevoli.

    Fateli cantare, fateli ridere in inglese, giocate insieme a loro e proponete attività in lingua che siano legate a qualcosa che amano fare.

    Se non vedrete risultati immediati pazienza, non demoralizzatevi e non demoralizzate loro, ci vuole quell'approccio di growth mindset che io cerco sempre di seguire e che dà ottimi risultati sul lungo termine.

    I tuoi figli sono perfettamente bilingue?

    Quante volte mi sono sentita porre questa domanda e quel "perfettamente" mi stonava sempre un po'.

    Si può davvero essere perfettamente bilingue, quando immersi in un cultura con una lingua dominante (nel nostro l'inglese) e si vive lontani dalla propria terra d'origine? Quando i bambini sono inseriti in un sistema scolastico inglese e tutto il loro apprendimento è in quella lingua?

    Fatico molto a credere che si possa essere "perfettamente" bilingue, cioè avere la stessa identica conoscenza di due lingue, la stessa dimestichezza nel parlato, nello scritto e nella capacità di comprensione e lettura.

    Nel nostro caso l'inglese è entrato prepotentemente e con amore, nelle nostre vite e sentire parlare i miei figli in maniera così fluente con un accento così British è ovviamente una grande soddisfazione. Accademicamente sono a un ottimo livello ed hanno risultati sorprendenti a scuola, considerando che sono arrivati qui nel 2014 senza saper parlare inglese.

    Questo per consolare le mamme in procinto di espatriare e preoccupate per i risultati scolastici dei loro figli non ancora bilingue.

    Inevitabilmente l'italiano, lingua predominante fino a quel momento, si è fatta un po' schiacciare dall'inglese. Il bilinguismo è anche questo, lingua dominante e lingua minoritaria che via via si danno il cambio, seguendo gli eventi, l'integrazione e lo sviluppo del bambino che sta crescendo bilingue.

    A noi genitori resta il compito di trovare metodi per bilanciare la conoscenza delle due lingue. Nel nostro caso rinforzare l'italiano, visto che i miei figli non hanno mai frequentato una scuola in Italia.

    Per noi, famiglia italiana all'estero, è vitale che i nostri figli parlino la nostra stessa lingua e lo facciano bene per poter comunicare con noi.

    L'italiano è la lingua dei sentimenti, della rabbia, della condivisione, dei litigi, l'italiano è la lingua del dialogo a tavola, è la lingua delle coccole, è la lingua dei nonni, degli zii, è la nostra lingua e dobbiamo mantenerla.

    Non crediate sia sempre facile. Ci sono state fasi come questa:

    "Mamma oggi sono andata up on the rainbow"
    "Ah, sei andata sull'arcobaleno!"
    "Sì, perché ho fatto good sitting"
    "Ah, che brava, sei stata seduta composta!"
    "Mamma, un boy ha fatto pushing and hitting"
    "O cavoli, un tuo compagno maschio ha spinto e picchiato? Ma no si fa!"

    Questo uno dei tanti dialoghi che avevo con la piccola di casa quando iniziò a frequentare la scuola primaria qui in Inghilterra a 4 anni.
    Aveva la tentazione di parlare solo inglese, soprattutto per le cose relative al mondo della scuola. Ci ho messo pazienza e attenzione per tenere l'italiano vivo.

    Il metodo di ripetere, contestualizzare quello che il bambino ha detto in inglese, in italiano, funziona.
    Piano piano le frasi tornano normali, ma ci vuole pazienza.
    Non le ho mai detto "no, non parlare in inglese!", perché avrebbe potuto bloccarla nel comunicare con me.

    Semplicemente l'accompagno dolcemente nelle chiacchiere di casa nella nostra lingua, piano piano.

    La lingua è identità, non dimentichiamolo mai e rimbocchiamoci le maniche per passarla quell'identità.

    Se volete approfondire l'argomento del bilinguismo, qui trovate gli altri articoli inerenti:

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