Lo sport nella scuola inglese

I genitori prendono il giorno libero al lavoro, riempiono la tazza da caffè portatile, alcuni azzardano anche qualche snack e con la sedia da campeggio sotto braccio, dopo aver lasciato i loro figli davanti alla classe alle 8.30, si piazzano nel grandissimo prato della scuola, pronto ed organizzato per il grande giorno: The Sport Day.

Due amplificatori, un grande tavolo pronto con le medaglie, quattro postazioni diverse in cui i bambini seduti composti, divisi per "House" aspettano il loro turno: corsa sprint, salto in lungo, lancio del vortex e corsa su lunga distanza.
Per i genitori spetta la postazione nel prato proprio davanti alla corsa sprint ma dalla quale si vedono anche le altre attività.
Rosso, giallo, verde e blu sono i colori che riempiono il prato, sono i colori della loro House, per le quali ogni bambino gareggia cercando di dare il meglio di sè e far vincere la propria House (avete presente Harry Potter?).

Lo Sport Day è uno degli eventi più attesi e più seguiti di questo periodo scolastico che si concluderà a fine luglio.
Dietro a questo grande evento c'è una preparazione minuziosa dell'insegnante di sport (non dico ginnastica perché non fanno solo ginnastica, ma con lui fanno davvero tutti i tipi di sport!) con l'aiuto degli insegnanti. L'organizzazione non ha niente da invidiare a competizioni sportive più grandi, sono davvero in gamba, questo va detto.
In aiuto accorrono anche alcuni alunni di una delle Scuole Secondarie della zona che, con cronometri alla mano, si occupano di tenere i tempi e aiutare gli insegnanti nella gestione dei bambini nelle varie attività e nel tenere i punteggi.

Lo spirito di questa giornata è piacevole, le mamme e i papà si ritrovano per chiacchierare del più e del meno finchè..... finchè non arriva il momento della corsa ed ogni genitore si focalizza sul proprio piccolo campione, delle vere e proprie gare in cui la competizione è altissima, non per tutti però. Ci sono i genitori urlanti, quelli che sembra stiano correndo loro, quelli più pacati e quelli che non capisci nemmeno quando sta correndo il figlio perché non lasciano trapelare niente (una specie rara, questa).




Una caratteristica comune a tutti i bambini è il "Be the best you can be" (motto della nostra scuola), cioè il dare il meglio di sè.
Non sono tutti dei campioni ovviamente, ma c'è spazio per tutti, per tutti c'è un applauso, per tutti c'è il grido d'incitamento e quando anche i bambini più in difficoltà con la corsa su lunga distanza arrivano al traguardo, le grida di gioia e gli applausi vanno in crescendo. 

Per alcuni genitori, come nel mio caso fino a quest'anno, gli sport day sono due, uno per gli Infant (bambini da Reception a Year 2) e uno per i Junior (bambini da Year 3 a Year 6), a seconda  delle classi in cui si trovano i propri figli.

Lo sport day è solo l'evento finale di celebrazione dello sport di fine anno scolastico. 
Durante tutto l'anno è un sussegguirsi di tornei, gare, competizioni tra house e competizioni con le altre scuole della nostra città.
Ci sono i tornei di calcio delle scuole, quelli di tag rugby, le gare di nuoto, le competizioni di cross country, le gare di atletica e di netball e chi più ne ha più ne metta. 

La scuola, oltre a includere tante ore di sport nell'orario scolastico, organizza anche tanti club extrascolastici, che si tengono nell'ora successiva alla fine della scuola, i famosi "club". 
Questi club vengono tenuti dagli insegnanti, non per forza quello di sport e qualche volta dallo staff della scuola. 
Me la ricordo bene la signora, più o meno dell'età di mia mamma, che tutti i giovedì pomeriggio allenava un paio di classi a pallacanestro, lei che era una vera appassionata si divertiva a condividere la sua passione con i bambini. 
Poi c'è il custode della scuola, un vero sportivo, che organizza il club di ping pong.

Una sorta di convidisione delle proprie competenze a beneficio dei bambini e dello sport. 

Da qualche anno poi, la scuola primaria dei miei figli in particolare, ha adottato con entusiasmo una nuova pratica che si chiama "mile a day" che vuole dire "un miglio al giorno"
Tutte le classi, tutti i bambini e tutti gli insegnanti camminano, o corrono al proprio ritmo, con i propri compagni, per un miglio tutti i giorni (1 miglio corrisponde a 1.60934 chilometri), con qualunque tempo atmosferico, perchè il clima non è un ostacolo, ma una parte importante della nostra vita e qualche volta un'opportunità (dipende sempre dal punto di vista con cui si guardano le cose).

Percorrono un determinato numero di giri del grande prato della scuola, che da quest'anno è munito di un nuovo anello sintetico per la corsa (sponsorizzato dall'attivissima associazione dei genitori che con i vari eventi che organizza è riuscita a contribuire al pagamento di quest'opera).

Dietro a questo tipo di iniziative c'è la consapevolezza di quanto il fare movimento favorisca l'apprendimento, di quanto lo stare all'aria aperta faccia bene ai bambini, di quanto la sedentarietà non giovi ai piccoli alunni e di quanto ci sia bisogno di "staccare" dall'ambiente della classe e ossigenare la mente (se volete saperne di più su questa iniziative nelle scuole del Regno Unito trovate la pagina ufficiale, in inglese, qui)

Questa pratica del "the mile a day" ha dato i suoi risultati, si sono visti chiaramente in quest'ultimo sport day. 
Bambini che correvano veloci e che reggevano la lunga distanza, bambini allenati e felici, non proprio tutti, ma quasi.
Ci sono sempre quelli che faticano di più, ma che arrivano comunque al traguardo. Perchè in questo tipo di scuola non vale il "tu sei portato per lo sport e tu no" e basta, qui vale il "be the best you can be", dai il meglio di te, sempre e con la pratica, l'impegno, la dedizione chiunque può raggiungere determinati obbiettivi (avevo parlato del Growth Mindset qui,se volete approfondire l'argomento).

La competizione c'è, sarebbe una bugia se dicessi il contrario. 
La competizione si sente, spesso incitata dai genitori, altre volte innata nel bambino stesso. 
Io, come genitore non competitivo, devo ancora imparare a relazionarmi con certi atteggiamenti che per me sono troppo esagerati di certi genitori fogati con lo sport e impazziti davanti a questo tipo di gare, ma questo è un problema mio, un modo diverso di approcciare questo tipo di esperienze come mamma.

C'è una cosa che qui chiamano "show off" e al quale noi tutti in famiglia siamo molto sensibili e non ci piace. 
Lo "show off" potrebbe essere tradotto come il nostro "tirarsela" e in giornate come lo sport day ci si potrebbe imbattere in questa pratica. 
Mio figlio è uscito da scuola con la sua medaglia in cartella, altri bambini sono usciti da scuola con la medaglia al collo, a testa alta e con aria altezzosa. 
Non so dove sia la linea del giusto e dello sbagliato; magari i miei figli dovrebbero imparare a essere più fieri di quello che fanno e dei risultati che raggiungono o magari quei bambini dovrebbero tenere conto di tutti i loro amici che la medaglia non l'hanno vinta ed ai quali il proprio pavoneggiare fa un po' male. 
La linea tra fierezza del proprio operato e "show off" è molto sottile, ma di questo si potrebbe stare a scrivere per ore.

Gli eventi sportivi non finisco qui però, a fine anno si svolge anche il famoso e tanto atteso "Swimming Gala", la competizione di nuoto della scuola. 




La scuola primaria pubblica che frequentano due dei miei figli ha la propria piscina (non è una cosa rara da queste parti, considerata l'importanza che viene data al nuoto in questa nazione) e tutte le classi hanno la fortuna di poter avere lezioni di nuoto ogni anno, oltre a quelle che tantissimi genitori fanno impartire ai loro figli nell'orario extrascolastico. 

Il nuoto è uno degli sport più gettonati qui. A parte la fortuna di poter avere le lezioni a scuola, molti bambini frequentano poi i corsi di nuoto nelle piscine pubbliche della città. Ricordo ancora quando, appena arrivati qui in Inghilterra, andammo ad iscriverli al corso di nuoto e ci misero in lista di attesa. 
Una lista d'attesa di mesi e mesi perché tutti i corsi, a tutti gli orari erano pieni, tranne quelli della domenica mattina alle 8, ma per noi la domenica è sempre stata sacra, non esisteva proprio che li portassi a quella lezione. 

E' arrivato anche il momento dello swimming gala: sedie blu nel lato lungo della piscina per i genitori spettatori, tutte le finestre della piscina spalancate, una sorta di apertura della cupola che copre la piccola vasca (15 metri di lunghezza) e tutti gli alunni dei Juniors pronti per gareggiare. 
Ricordo il primo swimming gala a cui ho assistito: ci saranno stati 14 gradi, tutti i bambini in costume fuori ad aspettare il proprio turno e poi, una volta gareggiato, tornavano al loro posto seduti e bagnati, alcuni senza nemmeno il pensiero di magari asciugarsi con il telo, molti scalzi, insomma per me un vero shock iniziale. 
Adesso non mi spaventa più nulla e non mi stupisco di nulla, anzi se ci sono 14 gradi sono quasi contenta ed i miei figli non fanno una piega.

Lo sport è presente anche nella newletter del venerdì, la mail che la preside manda con tutte le notizie della settimana di scuola appena conclusa e con tutte le informazioni utili per i genitori. Insieme alle parole della preside c'è sempre il "sport report" con delle vere e proprie cronache sportive della settimana. 

Amo quest'attenzione all'attività sportiva, nonostante debba ancora capire bene da che prospettiva guardare la competizione che spesso c'è tra bambini, tanto per rimanere in tema di come essere genitore sia un continuo percorso di crescita e di cambiamento. 
Dall'altro lato però devo ammettere che vorrei tanto che la stessa attenzione fosse messa anche in eventi più accademici, come magari delle competizioni di matematica, di scienza o magari dei concorsi d'arte (che via via comunque la scuola fa ma non riscuotono lo stesso successo degli eventi sportivi).

Ringrazio comunque la scuola inglese per aver fatto avvicinare i miei figli a tantissimi sport, non tutti amati nello stesso modo ma per lo meno "testati" e per il fatto che il loro tempo all'aria aperta abbia un impatto positivo sul loro modo di vivere la scuola.












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