Tempo di gite scolastiche

L'anno scolastico in UK termina a fine luglio ed il periodo delle gite scolastiche inizia adesso, in particolare per noi e' iniziato questa settimana. 

Generalmente le classi effettuano una visita d'istruzione in base al "topic" (argomento) che stanno trattando in questo determinato trimestre. 

Per Dada' e per i suoi compagni di Year 2 e' il periodo dei Dinosauri e, avendo la fortuna di essere a un'ora di pullman da Londra, la scuola ha organizzato la gita scolastica al Natural History Museum e fatemelo dire: Che Spettacolo!


Mi sono subito proposta come genitore accompagnatore e tra i tanti genitori in lista sono stata scelta, non perche' meglio di altri, ma per la semplice regola democratica del "first-come, first-served" essendo stata una delle prime a consegnare il modulo della gita con una bella X nella voce  "vorrei accompagnare".

Accompagnare i figli in gita scolastica e' una di quelle esperienze che ti fa capire tanto della maestra, dell'assistente alla maestra, della classe, delle relazioni tra bambini, di tuo figlio e di come interagisce con gli altri. 

Le occasioni in questi mesi di scuola inglese non sono di certo mancate perche' il coinvolgimento dei genitori e' ai massimi livelli. E non e' solo un "li chiamiamo quando servono", ma e' molto un "condividiamo con loro quello che facciamo a scuola appena possiamo" e questo lo trovo bellissimo.

Non ho mai pensato a scuola e famiglia come entita' separate, anzi. 
Devono necessariamente collaborare, essere in sintonia. 
Una frase bellissima che mi disse il maestro francese di Lolo' quando andammo a salutarlo e ringraziarlo per tutto quello che aveva insegnato a Lolo' fu: "sono riuscito a fare un buon lavoro con Lolo' solo perche' dietro ci sono genitori come voi...." per poi perdersi a farmi discorsoni sull'educazione dei bambini e su quanto, secondo lui, in quest'epoca sia carente e pessima.

Oggi ho capito un sacco di cose, alcune che gia' avevo intuito ed altre che mi hanno lasciato affascinata, estasiata. 


1. L'organizzazione: diciamola tutta, e' il punto forte degli inglesi, o magari della maestra di Dada'! 
Sei genitori accompagnatori e 6 cartelline pronte con dentro tutto il planning della giornata (non ho pensato di scattare una foto ma l'avrebbe meritata!) inclusa la mappa, la divisione in gruppi e i possibili rischi con le azioni correlate in caso d'emergenza. 
Ogni attivita' al museo era pianificata e abbiamo sgarrato solo di un paio di minuti. Fantastico!



2. Calma assoluta: uno si immagina che per non sgarrare sulla tabella di marcia le maestre abbiano tenuto a stecchetto i bambini, stressandoli con dei probabili "dai andiamo, forza, veloci....". No, mai, non un momento di stress, niente pressione, tutto molto, direi, Zen! Ho tanto da imparare da loro e sono sulla buona strada!



3. Il coinvolgimento del bambino: la visita non e' stata una visita passiva. 
I bambini erano divisi in grupppi di 5, per comodita', ognuno con un determinato adulto, ma poi insieme alla maestra giravamo per il museo. 
La maestra non spiegava, la maestra stimolava. 
Sara' che ho qualche ricordo traumatico delle visite ai musei da bambina dove mi annoiavo ad ascoltare le guide chiacchierare. 

Uno dei "touch-screen" della zona dei Vulcani

E' stata una ricerca continua di un dettaglio legato a qualcosa fatto a scuola, giochi interattivi (il Natural History Museum in questo e' al top!)  e tanto spazio lasciato ai bambini per esprimersi, per dire la loro, anche se sbagliata, ma sempre con quella voglia di lasciarli fare e premiarli anche solo per il semplice fatto d'aver provato a dire la loro!

Mani all'assalto del fossile del dinosauro


4. La passione: ho visto le maestre sedersi  nel pullman nei posti dietro vicino ai bambini, chiacchierare con loro, giocare con loro a indovinelli e cantare.
Ricordo benissimo, sia nella mia esperienza di bambina in Italia, sia nelle gite in Francia, come le maestre si sedevano sempre nei posti davanti con le colleghe a chiacchierare.
Sento che qui le maestre lo sono per passione, per vocazione, non per semplice "lavoro". 
La passione e' necessaria perche' il loro ruolo e' molto piu' importante di quello che possiamo pensare. I nostri figli devono sentirsi amati, anche a scuola, devono sentire che chi si dedica a loro ci tiene ed in questo la maestra di Dada' ci riesce benissimo.


5. Lasciamoli essere bambini: ho chiaro nella mia mente il ricordo della gita scolastica dell'anno scorso con la classe di Dada' (ultimo anno di materna della scuola francese). 
Ad ogni esternazione dei bambini "eccessiva" del loro essere, la maestra o l'assistente li richiamava subito in riga.
Nel tragitto sul pullman c'era un bel brusio, quel vociare allegro dei bambini e via subito l'urlo della maestra che voleva totale silenzio minacciandoli che li avrebbe puniti e non voleva sentirli urlare (e vi assicuro che le urla per me sono ben altro!) fino all'arrivo a destinazione.
Il motto del preside della scuola francese dei miei figli, ricordato ai genitori alle riunioni di inizio anno, era "obĂ©ir, ecouter, travailler" (obbedire, ascoltare, lavorare). 
Nella scuola che frequentano adesso i miei figli non so esattamente quale sia (mi documentero' a riguardo!), ma il "have fun" (divertiti),  viene costantemente ripetuto da genitori ed insegnanti.
Non vedo qui tutto il rigore che c'era in Francia, quel rigore che in alcuni bambini generava timore, in altri voglia di ribellione, in altri sottomissione ed in altri menefreghismo.
Qui percepisco un rispetto del bambino come persona, al pari dell'adulto. 
Educatori che rispondono alle loro domande serenamente e che non pretendono solo d'essere ascoltati ma sono li' per ascoltare, educatori che si abbassano e li guardano negli occhi senza fretta e magari trascurando pure l'adulto accanto a loro con il quale stavano parlando, perche' il bambino ed il suo benessere vengono prima di tutto. 

Torno da questa gita serena, sempre piu' convinta che abbiamo trovato il posto giusto per noi e per i nostri figli e che loro sono in buone mani.