L'approccio al bilinguismo nella scuola inglese


Il mio rapporto con il bilinguismo e' sempre stato molto naturale.
Io per prima sono cresciuta bilingue senza che i miei genitori ci facessero troppo caso o si facessero troppi problemi (l'ho raccontato qui).
Mia mamma mi ha sempre parlato in francese, perche' lei, nonostante sia 100% italiana, e' cresciuta in Francia, ha fatto le scuole in Francia e le veniva piu' naturale chiamarmi Fabienne che Fabiana e le veniva piu' naturale parlarmi in francese che in italiano.

Io sono cresciuta cosi', sentendo un'altra lingua in casa e rispondendo sempre e solo in italiano (la storia del mio bilinguismo la trovate qui).
Quando poi i casi della vita mi hanno messo davanti ad una realta' francese ho ritrovato in un cassettino della mia mente tutto quel francese sentito, assorbito passivamente che mi usciva dalla bocca, si' con un lieve accento italiano, ma pur sempre abbastanza corretto. 

Ah, il potere del bilinguismo.
 
Per questo sono sempre stata molto tranquilla in tema di nuove lingue e forse per questo mi sono avventurata tranquillamente - o quasi! - con mio marito ed i miei bambini verso nazioni in cui si parlano lingue diverse.
 
Ho lottato in Francia con alcune maestre che insistevano sul fatto che per il bene del bambino noi dovessimo smettere di parlare italiano in casa (l'avevo raccontato qui). 

Non le ho ascoltate ed ho sempre parlato in italiano ai miei figli.
 
Ho discusso con un'insegnante che affermava che i balbettamenti di Dada' fossero causa nostra perche' gli parlavamo italiano in casa. 

Non le ho dato retta ed abbiamo capito che le cause erano altre.
 
In pochi anni i miei maschietti sono diventati perfettamente bilingue italiano-francese ed i risultati scolastici sono stati ottimi - oh quanto avrei voluto reincontrare quella maestra del primo anno di materna che ha martoriato Lolo' e l'ha fatto sempre sentire stupido perche' non parlava fluentemente in francese!
 
Approdo in questo nuovo paese, sono circondata da gente che parla nelle lingue piu' disparate e nel diario di Lolo' trovo l'invito per un incontro nella scuola per parlare del bilinguismo! 

No, ma dai, qui sono troppo avanti! 

Lo devono essere perche' nella scuola di Lolo', per esempio, hanno a che fare con tanti bambini stranieri. 
Vengono parlate 27 lingue diverse!


Stamattina ho partecipato a questo incontro organizzato dall'insegnante EAL (english as additional language), colei che segue i bambini bilingue e li affianca nel loro inserimento a scuola. 


Una ragazza indiana, giovane, solare che sa il fatto suo e che nel suo parlare mi ha confermato tante cose che in parte ho fatto nella mia esperienza con il bilinguismo in Francia e che rifaro' qui in Inghilterra.

Prima di tutto ci ha fatto sentire speciali e ci ha detto che dobbiamo essere fieri di poter parlare ai nostri figli nella nostra lingua d'origine e trovo questo bellissimo - accettazione della diversita'- e ci ha illuminato su quanto il bilinguismo sia positivo per i bambini. 


Ha messo in risalto l'importanza del nostro ruolo nell'apprendimento del bambino, ci vuole impegno, ci vuole costanza e collaborazione tra la scuola, i genitori e il bambino.

Ci ha presentato le differenze tra  l'acquisizione di una lingua e l'apprendimento di una lingua.

L'acquisizione avviene tramite un processo inconscio, in maniera semplice, fluente e con un'esposizione costante alla lingua. 
I miei bambini hanno acquisito l'italiano da me e BabboGe', in modo naturale e senza fatica.
 
L'apprendimento di una lingua e' piu' complesso:
 
- avviene in maniera conscia, come sta accadendo adesso a Lolo' e Dada' che sono consapevoli d'essere in fase di apprendimento dell'inglese
 
- richiede sforzo, stanno facendo fatica i miei due ometti ed e' davvero un "hard work"
 
- poco fluente, soprattutto nella fase iniziale le parole non usciranno in maniera spontanea e nella testa del bambino ci sara' quello sforzo di traduzione e di ricerca di parole piu' adatte alle situazioni
 

- non e' un'esposizione naturale, soprattutto nella prima fase e' normale che si sentano dei marziani in un nuovo pianeta, tutto suonera' strano e un po' sconosciuto.
Un'altra differenza importante e' quella tra il linguaggio sociale e il linguaggio accademico.
 
Il linguaggio sociale e' quello parlato in maniera informale, in modo semplice, anche con qualche errore. 
E' il linguaggio del "playground", il linguaggio del gioco, del primo approccio. 

Il linguaggio accademico e' quello che si acquisisce con anni di esposizione alla lingua e con sforzi ed impegno, quello che si scrive e che e' piu' complesso. 

La cosa che mi ha lasciato sorpresa e' stata la tempistica (media) di apprendimento di questi due tipi di linguaggio.
Per il linguaggio sociale ci vogliono 2 anni, per quello accademico dai 5 ai 7. 
Credo siano dati statistici che possono cambiare da bambino a bambino e dal tipo di immersione nella lingua.



Il nostro ruolo in tutto cio'?
 
Parlare nella nostra lingua madre, non sforzarsi di parlare in inglese in casa, perche' per noi non sarebbe naturale ed ai bambini non serve.
 
Serve invece aiutarli con un po' di vocabolario, come per esempio i nomi dei giorni della settimana, delle stagioni, degli oggetti e frutti ed i nomi dei mesi.


La lettura ha un potere fortissimo su di loro, questo l'ho scoperto vedendo quanto sia ampio il vocabolario in italiano dei miei figli grazie ai tantissimi libri letti insieme ed al mio continuo spiegargli le cose che ci circondano, dalle piu' banali alle piu' complicate.



Per quanto riguarda la lettura, ci hanno consigliato di leggere con loro in inglese, ma poi di contestualizzare la storia nella nostra lingua in modo tale che il bambino abbia chiaro il senso della storia per poi poterlo rielaborare in classe utilizzando le parole scritte nel libro.

Che dire?
Sara' dura, lo so, ne siamo consapevoli e quello che adesso ci vuole, soprattutto per me, e' tanta tanta pazienza

Be patient sara' il  mio motto - io che quando mi viene detto "con calma" mi innervosisco e che sono impaziente di natura.

Devo ridimensionarmi.
 
Devo lavorare su me stessa.
Solo in questo modo potro' essere d'aiuto ai miei figli in questa fase d'apprendimento di una terza lingua.

Be patient!

"La pazienza e' cio' che nell'uomo piu' somiglia al procedimento che la natura usa nelle sue creazioni."  - (Honore' de Balzac, Le illusioni perdute, 1843) 

MaFa

MammaFarAndAway

24 commenti:

  1. Che bello Fabiana. Mi sono venuti i brividi a leggere quanto rispetto ed attenzione c'è , come dici tu, nei confronti della diversità. E' il primo passo per sentirsi amati, io credo. Sono sicura che ce la farete. Be patient!

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    1. Ero circondata da mamme egiziane, polacche, cinesi, rumene, russe e thailandesi. Con alcune di loro ho pure scambiato due chiacchiere presa da quella curiosita' di conoscere storie diverse e culture diverse. Tutta questa diversita' mi piace ma allo stesso tempo rende un po' difficile l'integrazione con gli inglesi! :(

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  2. Wowow ... quanto lavoro! Ma mi sembra però che vada fatto tutto in modo molto naturale ... dai siamo sulla buona strada!
    Bene,direi: "Keep Calm and Read a Book"! :)

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    1. Ecco, hai azzeccato il punto: naturalezza! Sono uscita contenta da questo meeting, serena perche' non sbaglio a continuare con l'italiano con i bambini e l'aiuto a livello di "vocaboli" va bene, ma senza esagerare a sforzarmi di parlare in inglese con loro!
      :)

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  3. Che bel post interessante ! Forza Fabiana !!! Farò tesoro di quello che hai scritto !

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    1. Grazie Mimma! E' tutto frutto di questo bel coffee morning organizzato dalla scuola! :)

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  4. Hai scritto delle cose interessantissime, grazie!
    Diciamo che la pazienza è alla base del nostro lavoro di madri di bambini bilingui. Io quest'anno che vivrò in Italia sto facendo un lavoro su due fronti: insegnare italiano e mantenere alto il loro livello di inglese. Non è facile perchè qui stanno perdendo il linguaggio sociale visto che si parla solo italiano.
    Comunque i cartoni sono solo in inglese, i libri e la storia la sera viene letta in inglese ma poi spiegata in italiano. Noi ce la mettiamo tutta, vedremo i risultati!

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    1. Ciao Drusilla. Vedrai che andra' benissimo e, per esperienza personale, anche se non dovessero parlare inglese per mesi, nel momento in cui si ritroveranno immersi nella lingua ripartiranno alla grande! A me e' successo cosi' con il francese, che non ho parlato per 15 anni e che ora e' piu' fluente di prima! Bellissima la tua esperienza e bellissimo quello che noi mamme facciamo per loro!

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  5. Davvero un post molto interessante. Da insegnante di ESL (English Second Language) qui in Italia mi rendo sempre più conto che ne abbiamo di strada da fare in termini di accoglienza verso l'altro. E ancora di più, nelle mie esperienze da insegnante privata di italiano a stranieri posso dirti che i bambini vengono praticamente "abbandonati" a loro stessi in classe. :-(

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    1. Ciao Stefania. Credo che l'obiettivo della scuola inglese, invasa comunque da stranieri, sia quella di creare un ambiente favorevole per l'apprendimento di questi bambini, coinvolgendo i genitori, che hanno un ruolo fondamentale nel seguire i propri figli nello studio a casa. Nonostante sia fuori dalla'Italia da tanto so, tramite testimonianze di amiche, che i passi da fare sono tanti e speriamo che presto qualcosa cambi. Mi dispiace per quei bambini stranieri perche' quanto possano sentirsi persi soprattutto se l'ambiente intorno ti e' ostile e non ti agevola nell'integrazione e nell'apprendimento della nuova lingua. Tu fai un bellissimo lavoro!

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    2. Grazie mille e invidio veramente il vostro coraggio! State dando delle opportunità uniche ai vostri figli!

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  6. Che bravi che sono in questa scuola. Felice x voi

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  7. In tutta la nostra esperienza di bilinguismo prima e di trilinguismo poi, ho trovato una sola persona che ci dicesse che stavamo sbagliando...il fratello di mio marito...e vabbè ho detto tutto!!! Anche qui in Francia trovo sempre commenti come: "che fortunati" "sono spugne" "parleranno meglio loro di te" (ehm...grazie eh?!?!)...E se qualcuno osasse dire qualcosa partirebbe subito un "ignorante vai a documentarti un po' va!!!"...però a mio cognato non lo posso dire :P

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    1. Ah ah, dovresti provarci con giri di parole! ah ah! :)

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    2. Non sono molto brava con i giri di parole, mi sa.... ;P

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  8. Molto molto interessante. Bello sapere che si può continuare a parlare in italiano a casa, senza rallentare l'inserimento dei bimbi a scuola. Fantastico il potere dei libri. Io ho fatto "l'esperimento" supportata dallo studio di libri e da un'amica del ramo, di parlare gradualmente sempre più spesso in inglese alle mie bimbe, specialmente alla maggiore 2G per prepararla al salto in Australia (lei è assai sensibile e timida). Dopo un anno di impegno, quasi tutti i pomeriggi quando sono sola con loro parlo esclusivamente inglese e la cosa non crea più alcun problema. La piccolina dice paroline in entrambe le lingue. Una volta downunder farò gradualmente il passaggio a mattina in inglese (a scuola ed asilo) e pomeriggio italiano. Il rischio di fare un gran pastrocchio c'è, ma ritengo che sia stata la soluzione migliore per la nostra famiglia...poi chissà. Spero di trovare supporto dai docenti anche in Australia!

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    1. Wow che lavorone hai fatto! son convinta che quando arriverete downunder loro si sentiranno meno perse e faranno ancora piu' in fretta ad ambientarsi. In Australia, altro paese meta d'immigrazione, credo che non avrete problemi a trovare una forte sensibilita' nei confronti del bilinguismo! :)

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    2. GRAZIE!Anche io sono fiduciosa. In tema libri per bimbi, hai qualche titolo da consigliarmi sul tema trasloco e distacco dagli affetti? Io uso molto i libri per affrontare argomenti importanti e direi che in questo caso ho molti aspetti su cui lavorare con la mia 2G. Grazie

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    3. Non ho avuto a disposizione libri a tema, ma ho raccontanto tanto ai miei bimbi dei miei traslochi da piccola, certe volte inventando anche un po'! Secondo me trovi qualcosa in rete riguardo a questo tema. Prova a guardare nei gruppi fb leggere insieme....ancora! e la biblioteca di filippo, forse liì trovi qualcuno che ti puo' consigliare!

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  9. Hihihi... Ogni volta che leggo dei tuoi bambini cerco di schematizzare la mia esperienza nell'apprendere l'inglese e confrontarla con i consigli e le schede che ti hanno dato a scuola. Per i bambini è una grande esperienza e sono fortunati a poter far pratica fin da piccoli.

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    1. Ciao Clyo! Per noi "grandi" e' piu' difficile imparare la lingua - io ci ho messo tanti anni per arrivare al mio livello d'inglese - mentre per loro "piccoli" credo sia piu' naturale e sicuramente piu' facile. Speriamo tra qualche anno ci ringrazino per questo bel "regalo"! Un abbraccio

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  10. Ciao,
    ho scoperto da qualche giorno il tuo blog e ne sono diventato un fan accanito... perchè quello che tu hai vissuto un anno fa molto probabilmente dovrò viverlo anche io tra qualche mese a causa di un trasferimento proprio lì nel Surrey. Con due bambine e mia moglie che di inglese devono imparare dalle basi, di certo questo tuo post è stato di grande conforto... :)
    Ma questo modo di fare è comune dappertutto lì in Inghilterra o è una prerogativa della scuola in cui sono i tuoi figli?
    Credo proprio che ti scriverò presto (magari in privato) per chiederti un po' di altre informazioni pre-trasferimento... sempre che questo non ti rompa... :)

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    1. Credo che l'approccio sia generico in tutte le scuole in UK. I miei figli al tempo frequentavano due scuole pubbliche diverse ed in entrambe c'era attenzione. E' una nazione talmente abituata all'immigrazione che sanno bene cosa voglia dire bilinguismo ed hanno l'esperienza e gli strumenti per gestirlo. In bocca al lupo per tutto.

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